1943-09: 12 – Battaglia di Gorizia

12.09.1943 - Battaglia di Gorizia

I tedeschi arrestano e deportano oltre 3.000 militari italiani.

"I primi significativi risultati quali il sabotaggio dei velivoli all’aeroporto e l’eroica battaglia di Gorizia a cui ebbi l’onore di partecipare, rafforzarono nelle nostre genti la speranza e talvolta la convinzione di poter sconfiggere il nemico e riguadagnare l’agognata libertà." (Ondina Peteani)

Dopo l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943, gli alpini della “Julia” comandata dal generale Enrico Testi e la divisione di fanteria “Torino” comandata dal generale Bruno Malaguti sembrano intenzionate a resistere. Ma il giorno 10 il grosso della truppa si sfalda e inizia una fuga precipitosa per le strade di Gorizia e nella valle del Vipacco.

Il 12 gli invasori entrano in città con le truppe corazzate. Si combatte alla stazione dove diversi ferrovieri austriaci vengono arrestati; resta ucciso Bobo Petroni “Petrovich”. Intanto su iniziativa di Vinicio Fontanot, appartenente a una nota famiglia antifascista di Ronchi, molti operai dei cantieri di Monfalcone si spostano a Cave di Selz. Su uniscono a loro diversi civili della zona, tra cui la diciottenne Ondina Peteani, il futuro senatore Antonio Tambarin e vari soldati sbandati del Regio Esercito. Il gruppo si costituisce come forza di resistenza col nome di Brigata Proletaria. Impossibilitati a raggiungere Gorizia, già occupata dai tedeschi, decidono di resistere sulla linea Merna-Valvolciana, occupando l'aeroporto militare e le due stazioni ferroviarie presenti sul territorio.

I tedeschi arrestano e deportano oltre 3.000 militari italiani; li recludono nello stadio di Via Baiamonti e il 15 li deportano in Germania. Poi attaccano gli obiettivi militari. I partigiani slavi attivi sul Carso, capitanati dal comunista cattolico italo-sloveno Stojan Furlan inviano una formazione sul teatro delle operazioni e lottano al fianco dei monfalconesi, liberando Caporetto, riconquistando una delle due stazioni e rendendo inagibile l’aeroporto. Intanto una parte delle truppe tedesche è tenuto impegnato a Cividale dal I° raggruppamento della Brigata Garibaldi al comando di Mario Lizzero. In città si svolgono diverse sparatorie fra i tedeschi e gli uomini in tuta blu che girano nei boschi della Castagnevizza e del Panovitz.

Il giorno 16 settembre, nel pieno della battaglia, il Comitato di Liberazione sloveno proclama l'annessione della Venezia Giulia alla Slovenia, determinando contrasti interni al mondo partigiano. L’intervento della 24a divisione corazzata delle SS, che si unisce alla 71a divisione di fanteria, infrange la resistenza dei partigiani, che abbandonano l'ultimo ridotto, Merna, all'alba del 26 settembre 1943.

La Brigata Proletaria patisce più di cento morti. Alcuni dei sopravvissuti si uniscono alla brigata Garibaldi-Trieste; altri rientrano al lavoro; altri ancora, fatti prigionieri, vengono deportati in Germania. Fra questi ultimi perderanno la vita nei campi di concentramento Camillo Donda e Ferdinando Marega.

 

(Fonte: www.resistenzapp.it)

 

 

Bibliografia
Il settembre 1943 nell'Isontino e nella regione: armistizio, occupazione tedesca, Resistenza, San Daniele, 1996
Luciano Spangher, Gorizia: 8 settembre 1943: carteggi goriziani di guerra, Senaus, Udine, 2008
Luciano Patat, La battaglia partigiana di Gorizia: la resistenza dei militari e la "brigata proletaria" (8-30 settembre 1943), Gorizia, 2015