Calderoni Amos

Calderoni Amos

Alfonsine 16 marzo 1925 - Biserno di Santa Sofia 12 aprile 1944

 

Operaio falegname, entrò nella Resistenza appena diciottenne, subito dopo l’8 settembre 1943, distinguendosi per il coraggio in numerose azioni, fino ad essere nominato comandante della 12ª Compagnia della 1ª Brigata della riorganizzata 8ª Brigata Garibaldi Romagna.

Appena nominato, nell'aprile del 1944 si trovò direttamente coinvolto nella vasta operazione di rastrellamento nella valle del Bidente, nel quadrilatero Premilcuore-Pennabilli-San Sepolcro-Consuma, condotta da oltre 2.000 militi fascisti della G.N.R. ed SS tedesche della Divisione “Hermann Goering” con l'utilizzo di mortai e di mezzi blindati.

Scarsamente armati, i partigiani subirono pesantissime perdite: alla 12ª Compagnia venne affidato l’incarico di resistere ad ogni costo presso Biserno (frazione di Santa Sofia), per dar tempo al grosso dei partigiani di sganciarsi, superare l'accerchiamento e tentare l’attacco del nemico alle spalle, per poi riprendere i contatti con il comando, situato nella zone di Strabatenza e Rio Salso, vicino a Bagno di Romagna. Pur inferiori per numero ed armamenti i partigiani garibaldini resistettero ai ripetuti attacchi portati dal nemico, finché Calderoni, rimasto con tre soli superstiti, ordinò loro di raggiungere il Comando della Brigata aggiungendo: “Difenderò io la vostra ritirata”, venendo infine sopraffatto dal nemico. Commissario politico della Compagnia era Terzo Lori, che troverà la morte nella medesima drammatica circostanza.

 

Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria con la seguente motivazione:

“Ardente assertore fin dall'inizio della lotta di liberazione, entrava a far parte di una formazione partigiana, assurgendo, per le sue eccezionali qualità di valoroso combattente e trascinatore, al grado di comandante di compagnia. Ricevuto l'ordine di sbarrare il passo ad una delle più agguerrite unità tedesche, con quaranta compagni si attestava su una posizione dominante allo scopo di ritardare l'avanzata nemica e di permettere alla sua brigata di sfuggire al rastrellamento. Attaccato da preponderanti forze sostenute da intenso fuoco di artiglieria, teneva valorosamente fronte all'avversario causandogli sensibili perdite e benché rimasto con soli tre superstiti continuava l'eroica ed impari lotta. Vista vana ogni ulteriore resistenza ordinava loro di rientrare al reparto e restava solo sul posto per coprirne la ritirata. Rimasto completamente solo, uno contro cento, dopo aver sparato l'ultima cartuccia e lanciata l'ultima bomba a mano, cadeva sopraffatto donando la propria vita per avere voluto salvare quella dei tre compagni. Fulgido esempio di eccelso valore, di ardimento senza pari e di sublime cameratismo. (Biserno, 12 aprile 1944)”