Collettivo Fx

Collettivo Fx

Dietro ogni matto c'è un villaggio

Il matto è una questione di paese. Perché spalanca una finestra su un’infinità di storie sotterranee, memorie personali e collettive, è un filo tra generazioni passate, presenti e future. I writer reggiani del Collettivo Fx se ne sono accorti mentre dipingevano un paio di anni fa il matto di Finale Emilia, il Brunin: “La gente veniva lì, chiedeva se fosse veramente lui, si stupiva e poi si fermava a parlare, condividendo pensieri con sconosciuti, e da qui si finiva in una mega chiacchierata tra battute e ricordi del paese”. Così si sono inventati il progetto “Dietro ogni matto c’è un villaggio”, un “tour di pittanza” in giro per l’Italia alla ricerca di matti, storie di matti, persone con cui tutto il paese o quartiere scambiava una battuta o un sorriso; l'avventura è cominciata il 5 novembre 2015, da Bolzano, e si arriva in un mese fino a Marsala passando per Mantova, Oderzo, Modena, Cotignola, Cesena, Pesaro, Jesi, Roma, Napoli, Bonito Irpino, Ariano Irpino, Grassano, Cosenza, Mazara del Vallo.

La scaletta è provvisoria e potrebbe subire variazioni in itinere poiché tutto è auto organizzato. E anche altri matti potrebbero aggiungersi. C’è Hans Cassonetto, il clochard di Bolzano con 250mila euro in banca che mai ha voluto ritirare, Saigon il reduce del Vietnam di Gioia Sannitica, Rossetta la “bocca di rosa” di Ariano Irpino, l’Uomo Cane, il forse Ettore Majorana di Mazara del Vallo, fino a San Francesco che si spogliò e donò i suoi vestiti a Roma. La lista si è formata grazie a un appello lanciato sui social network e nella rete di contatti del gruppo. “Di ogni personaggio abbiamo raccolto la storia, poi una fotografia, e su questi elementi abbiamo elaborato i bozzetti”.

I matti saranno ritratti con la collaborazione di artisti del luogo sui muri di posti molto diversi, dalle pareti giganti di una palestra alla saracinesca di un centro storico: “L’importante è che siano luoghi di passaggio affinché si ricrei la situazione che abbiamo vissuto a Finale Emilia o in Irpinia, dove intorno a noi si è raccolto un gruppo stranissimo di contadini, nobili decaduti, studenti universitari in vacanza”, raccontano i ragazzi del collettivo. “Il matto del paese spesso è un personaggio che porta allegria e positività, ma ancor più è al centro della collettività; dedicargli un intervento significa parlare del paese e della vita che lo circonda. Il matto è il soggetto, ma il cuore è la comunità, il concetto che ci preme riprendere e di cui oggi, in un’epoca in cui passiamo troppo tempo chiusi in casa, bisognerebbe occuparsi di più”.