Cotignola, dal Museo al Paesaggio

Cotignola, dal Museo al Paesaggio

Un percorso ramificato di muri dipinti con cui far rivivere la storia di un paese


BLASTED OFF THE MAP
Cancellata dalla mappa. Dopo la guerra, di Cotignola non era rimasto quasi nulla, tanto che persino nelle carte militari degli inglesi veniva riportato il disastro causato da un inverno di incessanti bombardamenti. Nel dopoguerra, l’urgenza della ricostruzione ha permesso al paese di risollevarsi, seppure orfano di tanta parte della sua storia e dei suoi luoghi. Ma la storia del paese oggi rivive, raccontata attraverso i muri; e attraverso i muri, si racconta una comunità, capace di ospitare artisti da tutto il mondo, che con il loro linguaggio espressivo interpretano un pezzetto di Cotignola.

Nell’estate del 2013, con una breve residenza dell’artista spagnolo Gonzalo Borondo, in occasione de “L'Arena delle balle di paglia”, festival che si svolge a Cotignola nel mese di luglio in una golena del fiume, prende il via un progetto (aperto e in crescita), che intende collegare il museo al paesaggio attraverso un percorso ramificato di muri dipinti; percorso che si snoda appunto a partire dal Museo Varoli fino ad arrivare al luogo in cui d'estate si svolge L'Arena delle balle, nel punto in cui il Canale Emiliano-Romagnolo interseca il fiume Senio.

Un sentiero questo che prevede il divagare del cammino e delle traiettorie, con un'idea di museo diffuso a governare il progetto, a estenderlo fino alla tutela e custodia del paesaggio, grazie anche alla felice collaborazione con il demanio e l'associazione culturale Primola: un percorso che abbraccia quindi il fiume e il suo argine, i campi coltivati, i muri e gli edifici disseminati lungo questo tragitto di poco più di 1 km, comprese le tre aree naturalistiche del Parco Pertini, Lago dei Gelsi e l'isola dell'Albaraz “adottata” da Primola. 

Una costellazione di figure, tappe, fantasmi e apparizioni che si ricollegano alla storia e memorie del luogo, raccontate attraverso gli sguardi degli artisti: dalla Segavecchia alle celebri maschere in cartapesta di Luigi Varoli, dagli Sforza e la loro origine cotignolese ai giorni bui del fronte sul Senio durante la seconda guerra mondiale, compresa la vicenda dei “Giusti tra le Nazioni” e la resistenza cotignolese, una resistenza anomala e passiva, ma non per questo meno importante, capace anzi di coinvolgere un'intera comunità e fare di Cotignola un approdo di salvezza.

“Dietro ogni murale c’è una storia del paese, per il paese”, spiega l’Assessore alla Cultura Federico Settembrini. “Crediamo che ogni opera debba avere un forte legame con il luogo, per questo gli artisti stessi, quando vengono qua, lavorano a stretto contatto con le persone e vivono un’esperienza che è prima di tutto uno scambio di conoscenze e un racconto di ospitalità e rapporti umani: non ci sono opere calate dall’alto”. Il motivo della nascita del progetto è presto detta: “Il nostro paese è stato completamente raso al suolo durante l’ultima guerra. Purtroppo quindi siamo stati privati di gran parte della nostra storia, e oggi il bello dobbiamo inventarcelo cercando anche nuove idee comunicative e di aggregazione. Questa iniziativa, come tante altre, vuole trasmettere un messaggio culturale che possa arrivare a tutti riportando al contempo un po’ di bellezza nei luoghi della nostra quotidianità".