Ferroni Daniele – 05 Altezze dell’aia

Daniele Ferroni - Altezze dell'aia

Editions Notari, Genève, 2016, testi di Michel Butor e Giovanni Tamburelli

Gallaio

Hanno un profilo araldico e sinistro questi scaltri pennuti, razzolano congiure dentro lo stato. Vivono nell’intrigo: sono certamente animali politici, oh ma temono la repubblica, perché qui si preserva con abili manovre la monarchia.

Sarebbe banale ricordare Gli uccelli idealisti di Aristofane che si costruivano una città ideale, quelli erano volatili veri che mettevano le piume alla loro coscienza di quasi umani, le upupe hanno, infatti, una tradizione aristocratica accreditata nella lirica d’oriente e d’occidente, si pensi al ruolo di sacra messaggera che questo piccolo abitante delle fronde ha nella tradizione islamica e, a me - per campanilismo - piace ricordare le upupe coltissime dell’italiana Rosita Copioli.

Questi galli non appartengono a un’eloquente tradizione cortigiana se non come lontani cugini, cugini imbolsiti e imborghesiti e resi più subdoli (e petulanti e riflessivi) da una vita captiva, ricordano nella loro condizione di sudditanza di più i reclusi di Brodskij quasi uccelli senza indole di volo.

Eppure da tale condizione l’aia di Butor ha il presentimento di un riscatto che mi pare shakespeareiano, s’interrogano e riflettono con teoretica intensità sul loro ruolo, sul da farsi, come nel Riccardo III; qual è la condizione di un animo che anela a preservare la natura del suo privilegio? Fin dove può spingersi l’inganno che mantiene uno statu quo? E la solitudine del monarca quali spazi apre ad una possibile tensione ideale? Il vincitore si appella al principio si vis pacem para bellum e rafforza le frontiere e promette riforme “per uscire dalla crisi”; chi, cosa minaccia lo stato? La risposta è sempre l’identica: “Ci sono tra noi dei traditori/ gente dal colore sbagliato/che si trucca sapientemente/volpi ricoperte delle nostre piume/per trafficare con le nostre uova”.

Il pericolo incombente è essere divorati dagli umani, è il dramma d’un’ immanenza secolarmente iscritta nella propria genetica. Deporre il tiranno? è l’eroico atto di un ingenuo Bruto innamorato della repubblica che finirà i suoi giorni sulla spada, perché il tirannicidio non è che l’ombra di cospirazioni, massacri assassinii! […]

 

Sarah Tardino