Foresti Eleuterio Felice

Eleuterio Felice Foresti

Conselice  20 febbraio 1789 - Genova 14 settembre 1858

Patriota, accademico e diplomatico italiano naturalizzato statunitense, membro della Carboneria, professore di italiano alla Columbia University e primo console degli Stati Uniti a Genova. Secondo alcune fonti risulta essere nato a San Biagio di Argenta.

Foresti, nella sua movimentata esistenza, ha vissuto l’incanto ed il disincanto degli ideali napoleonici prima, di quelli mazziniani poi, ma ha sempre mantenuto ben salda la sua fede nell’ideale risorgimentale dell’indipendenza e dell’unità d’Italia. Nel 1805, a soli 16 anni, si arruola volontario nelle truppe napoleoniche agli ordini del generale Massena, nella campagna che portò alla presa di Venezia. Richiamato in famiglia dal padre, possidente agrario di stampo filo austriaco, abbandonò la carriera militare per l’insorgere di qualche dubbio sulla politica napoleonica e completò gli studi di giurisprudenza, senza troppo entusiasmo, coltivando parallelamente una grande passione per la letteratura. Nel 1809 si laurea in legge presso l’Università degli Studi di Bologna, venendo in seguito nominato nel 1811 dal Governo napoleonico Giudice di Pace a Crespino (Rovigo) e nel 1814 viene confermato in questo incarico dal Governo austriaco. Fu una vicenda legale a cancellare definitivamente in lui le simpatie per la politica napoleonica: appena laureato gli fu infatti affidata la difesa d’ufficio di alcuni “banditi”, ovvero cittadini emiliani che si opponevano soprattutto alle tasse predatorie imposte dai francesi, e fu così che il giovane avvocato fu testimone in prima persona della spietata repressione con cui gli stessi francesi rispondevano ad ogni ribellione. Massone, membro della loggia di Brescia, nel 1817 entra nella Carboneria nella Vendita di Ferrara ricevendo tutti i Gradi iniziatici. Gli viene affidato l’incarico di diffonderla negli Stati Austriaci. La sua carriera come pubblico ufficiale prosegue e il 2 marzo 1818 viene nominato Pretore di Crespino (Rovigo).

Foresti, anche sotto l’amministrazione austriaca, era e rimaneva un fervente patriota dedito alla causa dell’indipendenza italiana. Come tale, mentre proseguiva la sua carriera nella magistratura (era diventato nel frattempo Pretore), organizzò “vendite” (così si chiamavano le logge carbonare) a Rovigo, Fratta, Crespino ed in altri paesi vicini. Il nucleo principale era ubicato a Rovigo, nella cosiddetta “Vendita del Piccolo Adige”. Lo stesso Foresti fu il principale fautore di un summit clandestino tenutosi nel 1817 a Ferrara, nell’oratorio di San Ludovico, nel quale si gettarono le basi di azioni comuni e coordinate dei carbonari romagnoli, ferraresi e polesani. A farlo scoprire ed arrestare nel 1819 fu una delazione, probabilmente ad opera del nipote di una nobildonna di Fratta, Elena Cecilia Monti, sua amica e protettrice dei patrioti, che non esitava ad accogliere nella propria casa. Scoperta la sua appartenenza alla Carboneria viene arrestato dalla polizia austriaca il 7 gennaio 1819 e, nonostante la sua abilità oratoria nel difendersi, il 24 dicembre 1820 Felice Foresti si vede condannare a morte per alto tradimento. Solo un cavillo, in extremis, e la grazia dell’Imperatore lo salvano dal patibolo, commutando la sentenza capitale in venti anni di carcere duro nella Fortezza dello Spielberg in Moravia (regione dell’attuale Repubblica Ceca), dove condivide la prigionia con Silvio Pellico e con gli altri carbonari italiani.

Con Silvio Pellico mantiene, negli anni a venire, un rapporto epistolare dal quale traspare un'amicizia intensa fatta di particolare affezione e stima reciproca. In una lettera inviata da Roma il 2 aprile 1852, Pellico gli scrive: " ... Tu mi sei stretto da sacre memorie di lunga sventura e più dalla stima che allora tu m'hai ispirata e che ti conservo. Questo si appoggia non solo alla cognizione che ho de' tuoi pregi d'intelletto, ma alle testimonianze che mi sono date da molti dell'esempio costante che tu dai della tua saviezza e della tua bontà. Tu sei di quelli che oltre all'indole generosa, aggiungono il merito di veder le cose assennatamente..."

Nel 1835 gli viene offerta la possibilità scegliere il bando perpetuo negli Stati Uniti d’America in alternativa alla conclusione della pena allo Spielberg. Nel marzo del 1836 viene trasferito al castello di Gradisca (Gorizia); ai primi di agosto viene imbarcato a Trieste sul vascello Ussero con destinazione New York, dove vi giunge il 20 ottobre.

Sbarcò come tanti altri poveri emigranti italiani ad Ellis Island, nello Stato di New York, subendo tutte le umilianti procedure di identificazione e di profilassi sanitaria. Al di là della dogana, trovò fortunatamente ad attenderlo il vecchio compagno di prigionia, Piero Maroncelli, che lo aveva preceduto negli Stati Uniti. Fu proprio Maroncelli ad aiutarlo nel trovare lavoro e nel rifarsi una vita nella nuova patria oltreoceano. Ma Foresti non dimenticò mai la causa della sua prima patria, l’Italia, ancora divisa e sotto il giogo di potenze straniere e del Papato.

Foresti dava lezioni private di lingua e letteratura italiana. Nel 1838 una svolta fondamentale: alla morte di Lorenzo da Ponte gli venne proposta la cattedra di Lingua e Letteratura Italiana presso il Columbia College, una posizione che Foresti manterrà per quasi vent’anni. E da qui cominciò una nuova acclamata carriera accademica, che lo vide approdare nel 1842 come insigne docente alla New York City University, preceduto dal successo di una sua pubblicazione sulla Grammatica e la Crestomazia italiana, una collezione di pezzi selezionati a prosa italiana (New York, NY: D. Appleton & Co., 1846).

Durante il periodo americano si distingue per l'attivismo nel sostegno della causa italiana, sia attraverso la raccolta di fondi che di sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Funge da collegamento tra Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini. Nel 1841 diventa Cittadino Americano e utilizzando il nome E. Felix Foresti il 6 giugno, costituisce a New York la Congrega Centrale della Giovine Italia per l’America del Nord e gliene viene affidata la Presidenza. Si adopera con tutto il suo entusiasmo per raccogliere fondi e adesioni tra gli emigranti italiani degli Stati Uniti, di Cuba, Messico e delle Indie Occidentali. In seguito nel 1850 fonda a New York “L’Esule Italiano”, una rivista in lingua italiana e viene nominato Delegato del Triunvirato in America.

Nel maggio 1853, viene nominato dal Presidente degli USA Franklin Pierce, primo Console americano a Genova. Il governo dei Savoia si oppose alla sua nomina a Console degli Stati Uniti d'America, proprio per i suoi trascorsi mazziniani. Alla fine appoggiò la Lega Nazionale del Pallavicino, ottenendo così l'exequatur dal Regno di Sardegna e fu lui che presentò Giuseppe Garibaldi a Camillo Benso, conte di Cavour. Il 3 maggio 1856, lascia New York.

Nel 1858 l'ex giudice di Ferrara entrò nel suo ufficio di Genova nelle vesti di console americano e chiuse la sua straordinaria vita soltanto tre mesi dopo, il 14 settembre, con un funerale altrettanto straordinario. Felice Eleuterio Foresti, cospiratore e patriota italiano, venne sepolto nel cimitero monumentale di Staglieno, alla presenza di un picchetto d'onore della Marina militare americana; la sua bara venne tumulata avvolta nella bandiera a stelle e strisce, con tutti gli onori della Repubblica degli Stati Uniti d'America.

Sulla lapide della tomba al cimitero di Staglieno sta scritto:
ELEUTERIO FELICE FORESTI DA CONSELICE
INSEGNA COLLA SOLA VIRTU' DEL SUO NOME LAGRIMATO
COME FORTEZZA D'ANIMO, GENTILEZZA DI CUORE E BONTA' D'INGEGNO
POSSANO VINCERE LA PROVA D'UNA IMMEDIATA SVENTURA
DA CHE DUE ANNI DI PRIGIONE IN VENEZIA
DODICI NELLA ROCCA DELLO SPIELBERG
E DICIOTTO DI ONORATO ED OPEROSO ESIGLIO IN AMERICA
NON VALSERO A SCEMARGLI FEDE NELLE SORTI DELLA SUA TERRA
CHE LO RIVEDEVA ALLA PERFINE CITTADINO DEGLI STATI UNITI
I QUALI AFFIDAVANO IL LORO ED AUDACE VESSILLO
A QUELLE MANI CHE PER LA LIBERTA' FURONO IMPEDITE DI CATENE
MORIVA IN GENOVA DI ANNI LXIX
XIX SETTEMBRE DELL'ANNO MDCCCLVIII

 

Per la sua morte lo scrittore statunitense Henry Theodore Tuckerman gli dedicò i seguenti versi, così tradotti in italiano: "... Giovane di età, ei dilettavasi leggendo gli amori del Tasso ed i canti dell'Ariosto. D'animo fiero indomabile al cospetto del patibolo fatto innalzare dal despota, passava i migliori anni giovanili nei Piombi e colà udiva il vespro cantato nella chiesa di San Marco. Poscia sotto la volta solitaria della Rocca Moldava prolungava la cattività nella età virile con tutti i patimenti di inaudite privazioni. Egli mandato finalmente in esilio, spiegava in queste nostre contrade la sua dottrina, la quale dalle preziose labbra rivelavamo, laonde rendevasi a tutti caro e prezioso. Egli che sciolto dai ferri austriaci, su queste sponde onorava la fede del martirio, tornava già vecchio alla sua Terra natale e colà morendo avviluppavasi nello stendardo le di cui stelle (Stemma degli Stati Uniti) illuminavano l'occidente..."

A Felice Foresti è intitolato il Capitolo del Rito Scozzese Antico ed Accettato della Valle di Ferrara. I Capitoli del Rito sono “camere di perfezione” praticate dai fratelli che intendono intraprendere ulteriori percorsi iniziatici, al di là dei primi tre gradi (apprendista, compagno e maestro) della cosiddetta “Massoneria Azzurra”. Ed i massoni ferraresi che hanno abbracciato il Rito Scozzese non potevano ispirarsi ad una figura più indomita e rappresentativa dell’ardore e dello spirito di elevazione della Libera Muratoria.

 

Bibliografia
Giordano Gamberini, Mille volti di massoni, Ed. Erasmo, Roma, 1975
Alessio Panighi, Documenti della Società dei Reduci dalle Patrie Battaglie e dell'Esercito, Massa Lombarda, 1903
G. Monsagrati, Foresti Felice Eleuterio, in Dizionario biografico degli italiani, Vol. XLVIII, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma, 1997