Iorio Luigi – 02 Luoghi non luoghi

Luigi Iorio - Luoghi non luoghi

Il paesaggio nell'arte contemporanea e la sua valenza antropologica

A mio parere il fotografo contemporaneo necessita di una progettualità concettuale del suo lavoro, di una profonda riflessione sui soggetti del suo fotografare, in particolar modo se questi soggetti sono i paesaggi circostanti, il suo territorio, quello in cui vive quotidianamente. Il lavoro del fotografo diventa quindi un lavoro di tipo antropologico dove il mezzo artistico si fa strumento di studi sociali. Il suo obbiettivo diventa quello di immortalare nuovi spazi di relazione e la rilevanza culturale di un luogo.

Questa è la riflessione al centro della fotografia di Luigi Iorio. Il fotografo ci mostra il suo concetto di SPAZIO e di LUOGO prendendo spunto dal concetto di valenza culturale e sociale dei luoghi che ci circondano e sulla loro importanza nel determinare nuovi tipi di relazione, già magistralmente teorizzata dal filosofo francese Marc Augè nel suo testo “Non Luoghi, introduzione ad una antropologia della surmodernità”. È interessante vedere relazione tra Spazi costruiti dall’uomo e Luoghi della natura anche negli scatti ambientati in Romagna. Un territorio, quello romagnolo, che presenta molti esempi di come i paesaggi, anche naturali abbiano un forte legame con la cultura popolare della regione stessa. Le foto fanno trasparire l’identità dei luoghi come spazi emotivamente vissuti e rilevano il Genius Loci nella sua accezione simbolica poiché un luogo senza genius non è un luogo ma uno spazio, uno di quelli spesso utilizzati dalla pianificazione urbanistica per “valorizzare” il territorio.

La questione identitaria viene messa in risalto attraverso la rappresentazione della natura e dell’architettura locale con uno sguardo critico sull’operato dell’uomo che spesso non riconosce più il paesaggio come bene comune e lo espropria della sua bellezza inestimabile. A questo proposito voglio “rubare” le parole di Pier Luigi Cervellati che nella prefazione al libro “Genius Loci, il dio dei luoghi perduti”, scrive: “Il paesaggio è sempre stato oggetto di riflessioni e interessi a volte contrapposti. Ha coinvolto saperi diversi e chi pianifica ha tentato di coordinarli, fallendo… Pianificare ormai equivale a omologare. Si aspira al globale e ci si rifugia nel locale, usando gli stessi stilemi progettuali. Si trasformano i luoghi in generici spazi. Annullando la loro identità…”

 In questa mostra invece vogliamo raccontare come, attraverso l’osservazione e la fotografia il Genius Loci ancora sopravviva al tempo e all’indifferenza.

 

(Valeria Ricci)