Pratella Attilio

Pratella Attilio

Lugo 19 aprile 1856 - Napoli 28 aprile 1949

Nato a Lugo il 19 aprile 1856 da Alessandro Pratelli e Giuseppa Verlicchi, frequentò il collegio Trisi, dove ebbe come professore di disegno il pittore Ippolito Bonaveri, amico di Telemaco Signorini. Nel 1876 cambiò il cognome in Pratella, analogamente al fratello Francesco, padre del musicista futurista Francesco Balilla Pratella. Grazie a una borsa di studio si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove approfondì lo studio del disegno e della composizione (1877-1878). Conobbe Giovanni Pascoli e strinse amicizia con il siciliano Rocco Lentini, scoprendo attraverso lui l’opera di Domenico Morelli e di Edoardo Dalbono. Nel 1879 con Pietro Fragiacomo soggiornò a Venezia, dove visitò lo studio di Giacomo Favretto e apprese la maniera vibrante e briosa di Mariano Fortuny e di Ernest Meissonier.

Con una seconda borsa di studio del lascito Campagnoli nel 1880 raggiunse Napoli, dove seguì un corso di perfezionamento alla scuola di Filippo Palizzi presso l’Accademia di Belle Arti diretta da Domenico Morelli ed ebbe come compagni di studio Renzo Corcos e Vincenzo Migliaro. Alle Promotrici napoletane, dove espose con continuità dal 1881 al 1922, si distinse con una pittura di macchia particolarmente attenta alla resa dei fenomeni luminosi, come testimonia, sin dal 1882, il ricorrere nei titoli della parola “impressione”. Dopo avere collaborato con l’antiquario Charles Varelli, per il quale eseguì imitazioni di porcellane di Capodimonte, iniziò a lavorare come decoratore di ceramiche nella fabbrica di Cesare Cacciapuoti.

Di ispirazione verista sono le raffigurazioni di zone popolari della città e del molo, dove sostavano gli emigranti prima di imbarcarsi per l’America: opere a metà strada tra indagine topografica e sociale, come Lavandaie al fiume, Sul molo, Napoli al porto, Pescatori sul molo, con le quali Pratella si affermò anche fuori Napoli, partecipando nel 1887 alla VI Esposizione nazionale artistica di Venezia e nel 1889 alla Permanente di Milano.

Nel 1887 Pratella sposò Annunziata Belmonte, dalla quale ebbe cinque figli: Fausto (1888-1964), Ugo (1890-1978), Paolo (1892-1980), Eva (1897-1996) e Ada (1901-1929), tre dei quali (Fausto, Paolo e Ada) avrebbero seguito le orme del padre. Trasferitosi con lei al Vomero, dove abitava l’amico Giuseppe Casciaro e dove presto si raccolse una colonia di artisti, realizzò vedute e paesaggi vicini al Giuseppe De Nittis pre-parigino per finezza di ricerca tonale e rigoroso impianto compositivo.

Nonostante le difficoltà economiche causate dall’interruzione della collaborazione con Cacciapuoti, Pratella iniziò a esporre a Berlino (1894, Spiaggia presso Portici) e tornò al Salon parigino nel 1899 con Giornata di marzo (1898): soggetto iconografico – un paesaggio umido e grigio – già indagato nel dipinto Acqua di marzo inviato alla II Biennale di Venezia del 1897. Mentre sue opere apparivano alla LVII Promotrice di Torino (1898, Strada al Vomero) e alla IV Triennale d’arte di Brera (1900, In marzo), Pratella fu a San Pietroburgo (1898, 1902), nel Principato di Monaco (1900), tra il 1903 e il 1905 in Bosnia (Paesaggio di città e Porto, Mosca, Museo Puškin), a Monaco di Baviera (1905).

Nel 1902 fu nominato professore onorario dell’Accademia di Napoli. Dal 1903 al 1908 partecipò alle mostre dell’Associazione acquerellisti a Roma (1903, Paesaggio, Crepuscolo; 1904, Impressione, Macchia; 1905, Piccola S. Lucia; 1908, Scirocco, Paesaggio), e alla Biennale veneziana fu presente a più edizioni (1905, Cielo e mare, Sui colli - Paesaggio; 1909, Vento; 1910, Valle dei Camaldoli) con ricerche paesaggistiche indirizzate verso un’espressione rapida e concisa, ricca di effetti argentei e trasparenze atmosferiche, ma fondata sulla pratica di un disegno dal vero puntuale, che conferiva alle scene una certa solidità dei piani. Nel 1910 fu all’Exposición Internacional de Arte di Buenos Aires (Paesaggio) e nel 1911 a Barcellona con Effetto di pioggia.

Nel 1929 partecipò alla galleria Pesaro di Milano a una collettiva dedicata alla scuola napoletana (La casa dei solitari, Una strada a Capri), ma dopo la morte prematura della figlia Ada, avvenuta in quell’anno, si isolò in una pittura di ampie e nette campiture. Suoi dipinti comparvero però nei cataloghi delle collezioni italiane d’arte moderna pubblicati tra il 1929 e il 1941.

Morì il 28 aprile 1949 a Napoli nella sua casa in piazza Aniello Falcone, dove si era trasferito all’inizio degli anni Venti.