Sinigaglia Angelica

Sinigaglia Angelica

Lugo 7 agosto 1860 - Parma (?) marzo 1945

 

Angelica Sinigaglia, figlia di Clemente Sinigaglia e di Sanguinetti Eva,
vedova di Adolfo Del Vecchio, madre di Emma Del Vecchio,
nata a Lugo il 7 agosto 1860. Arrestata a Parma.
Morta in stato di detenzione nel carcere a Parma nel mese di marzo del 1945.
Non è sopravvissuta alla Shoah.

(fonte CDEC / Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea)

Nel Censimento di Ravenna del 22/8/38 figurano: Del Vecchio Egle fu Adolfo e Sinigaglia Angelica, nata a  Lugo 1/1/1884, nubile / Del Vecchio Emma, sorella, nata a Lugo 28/1/81, nubile pensionata comunale / Sinigaglia Angelica, madre, fu Clemente e Sanguinetti Eva n. Lugo il 7/8/1860, vedova Del Vecchio Adolfo, casalinga.­

Nel 1941 Angelica aveva 81 anni, ma era tenuta sotto controllo da Roma.
- Il Prefetto di Ravenna a Demorazza il 29/12/41 «L'ebrea Sinigaglia Angelica risulta emigrata a Parma il 19/9/39 - ha fatto allo Stato Civile dichiarazione di razza ebraica - Del Vecchio Egle risulta emigrata c.s. e ha fatto dichiarazione di razza ebraica».
- Il Comune di Ravenna - Aggiornamento elenco ebrei 13/12/43 in occasione della requisizione di opere d'arte: «Del Vecchio Emma via Cerchio 18».
Invece Emma è già in carcere: «Matricola 2617 - cattolica - pensionata - Istr.Superiori, arrestata 4/12/43 da P.S. per MPS (motivi di pubblica sicurezza)- rilasciata ad APS 25/1/44 per il carcere S.Vittore»
Emma era maestra elementare in epoca in cui la scuola elementare dipendeva dal Comune; era stata assunta il 5/4/1909 e si era dimessa dopo 20 anni nel 1929, al momento dell'arresto era quindi pensionata del Comune. Appare sulle lapidi di Lugo con la madre.
Angelica Sinigaglia era stata arrestata a Parma con la figlia Egle ed ivi è morta ad 84 anni un mese prima della Liberazione.
Una disposizione del Capo della Polizia del 10/12/43 escludeva gli ebrei oltre i 70 anni dall'arresto, tuttavia Angelica è stata arrestata nell'estate del 1944 a Parma ed ivi carcerata sino alla morte. In base alla stessa normativa della R.S.I. l'arresto e detenzione erano illegittimi. La Direzione del Carcere avrebbe dovuto rilasciarla, come hanno fatto il carcere di S.Vittore per Caffaz Ermelinda il 14/12/43 ed il carcere di Ravenna per Servadio Clotilde di Faenza.
Del Vecchio Egle era applicata, cioè dattilografa o impiegata d'ordine, dell'Ufficio Corporativo di Ravenna ora Camera di Commercio. Uscite le norme razziali fu licenziata, dopo che l'Ufficio aveva compilato l'apposita scheda per gli impiegati ebrei del censimento per professioni, parallelo a quello dei Comuni del 22/8/38. Alla Liberazione fu riassunta con ricostruzione della carriera, ed è rimasta alla Camera di Commercio sino al 30/3/52.
La stessa scriveva al Comune il 5/1/50:
«Relativamente alla mia domanda del 26/4/49 con allegati, mi pregio indicare: dal gennaio 1944 la allora Amministra­zione Comunale ha provveduto ad emettere mandati mensili per pagamento pensione al nome di Emma Del Vecchio, ma la liquidazione non è mai stata effettuata perché:
a) occorreva la delega, che l'interessata non ha potuto rilasciare perché per persecuzione razziale è stata improvvisamente deportata per ignota destinazione -  Censimento di Ravenna 22/8/38;
b) in mancanza di detta delega, occorreva la nomina di un curatore speciale di cui RDL 19/1/42 n° 87 non si è provveduto a tale nomina dato che la mamma Angelica e la sottoscritta erano prigioniere nelle carceri di S. Francesco in Parma. La mamma è deceduta nelle carceri stesse il 9/3/45.
Codesta Amministrazione ha poi provveduto a sospendere l'emissione di detti mandati e a non rendere più disponibili le somme non riscosse per detti motivi ed in deposito presso l'Esattoria comunale. Evidentemente codesto Comune ha provveduto a quanto sopra indicato in attesa di indennizzare gli aventi diritto. La mia richiesta è intesa ad ottenere una indennità per una volta tanto, dato che, come risulta dalle attive indagini del Comitato Ricerche Deportati Ebrei, non è possibile conoscere la data del decesso poiché, essendo nei campi di sterminio tutti i prigionieri deceduti, non esiste nessun reduce per la dovuta testimonianza dell'atto notorio».
Il 12/10/49 Egle aveva già sollecitato il Comune:
«Codesto Comune non ha tuttora provveduto relativamente alla mia domanda del 26/4/49 con allegati di cui alla copia allegata. Copia domanda del 26/4/49: La sottoscritta Egle Del Vecchio presenta domanda... Causa la persecuzione per l'appartenenza alla cosid­detta razza ebraica, l'unica sua sorella Emma, maestra di scuola elementare in pensione del Comune di Ravenna, è stata deportata dai tedeschi il 25/1/44 per ignota destinazione e soppressa in Polonia in camera a gas. Da detta data, gennaio 1944, non è stata riscossa la pensione. Allego certificato del Comune di Ravenna comprovante la dispersione di Emma, Certificato Comitato ricer­che deportati ebrei comprovante la morte in camera a gas, dichiarazione di as­senza del Tribunale di Ravenna».
Quindi il Comune di Ravenna ha resistito per anni al dovere di liquidare alla sorella superstite di Emma, propria pensionata notoriamente incarce­rata a Ravenna per motivi razziali e scomparsa ad Auschwitz, le rate di pensione maturate e mai riscosse. Il pagamento dovrebbe essere avvenuto nel 1950, a 6 anni dalla maturazione delle somme, ormai ridotte a zero a causa della forte svalutazione.

Il nome di Angelica Sinigaglia e quello della figlia Emma Del Vecchio appaiono sulla lapide della Rocca di Lugo.