Spedali lughesi, breve storia

Breve storia degli Spedali lughesi

Nel Medioevo l’ospedale era la “signoria del povero”, un luogo che dava ricetto principalmente alle fasce sociali disagiate.

 

 

Negli spedali non venivano accolti tutti: i ricchi erano curati nelle proprie abitazioni e i poveri spesso venivano isolati o curati a domicilio. Nel Medioevo l’ospedale era la “signoria del povero”, un luogo che dava ricetto principalmente alle fasce sociali disagiate, ai minorati, alle persone che erano senza casa nella loro comunità, troppo giovani, troppo vecchie o troppo ammalate e prive di un sostegno famigliare sufficiente a condurre una vita normale, ai viandanti, ai pellegrini troppo poveri per soggiornare nelle locande quando viaggiavano e a quanti chiedessero appunto ospitalità. L’essere povero, affetto da malattie sanabile e, in alcuni casi, residente da almeno un decennio nella città dove lo spedale era ubicato erano le condizioni necessarie per essere accolti e mantenuti sino a completa guarigione nello spedale. L’aspetto sanitario era solo una componente, quasi mai quella principale.

Le corsie degli spedali, dove frequentemente erano ignorate le più elementari norme igieniche, consistevano in file di giacigli di paglia, allineati vicino alle pareti, su cui erano adagiati i malati. Alcuni spedali erano, poi, dotati di ruote per deporvi gli esposti, figli nati da illegittimo congiungimento. I piccoli venivano raccolti, battezzati e allattati da balie di mestiere per tre lire al mese; successivamente affidati a famiglie, che venivano per questo ricompensate con partite di grano e frumento annue, e a tempo debito avviati a un mestiere presso una qualche bottega artigiana. Ai fanciulli si pagavano le scarpe e un qualche indumento. Nella città di Lugo c’erano anche strutture preposte esclusivamente all’accoglienza degli orfani, come l’orfanotrofio e l’oratorio delle Putte di Santa Lucia, fondato da N. Passamonti in contrada Santa Maria, per ricoverare e mantenere le orfanelle povere fino agli otto anni.

L’ospedale moderno si sviluppa agli inizi del XIII secolo, con la costruzione di veri e propri nosocomi ove operavano medici fisici e chirurghi o cerusici, considerati alla stregua di semplici barbieri. Cominciavano qui ad essere adottate terapie farmacologiche (riassunte nei termini assai generici di unguento e medicazioni) e una dieta ritenuta adeguata e ricca di proteine e lipidi (burro, uova, pane, carne bianca, preferibilmente pollo, formaggio e, rarissime volte, del pesce.), essendo molte patologie derivate da carenze alimentari o da alimentazioni povere di proteine animali.

Nel tempo si iniziano a curare anche i residenti veramente poveri e assolutamente bisognosi di assistenza e solo nel 1700 si ha notizia di persone ricoverate a pagamento alle quali erano destinate camere singole.

 

(Fonte: Sonia Muzzarelli, Gli Spedali e le Confraternite nel Territorio Lughese, Centro Stampa dell’Azienda USL della Romagna, Ravenna, 2014)

Bibliografia: vedi scheda specifica