Stern Ignaz

Ignaz Stern (Ignazio Stella)

Mauerkirchen, Passavia (D) 17 gennaio 1679 – Roma 28 maggio 1748

L'austriaco che rese angelico il rococò. A lungo trascurato, questo pittore era maestro nel dipingere immagini di infinita morbidezza.

Ignazio Stern, pittore austriaco, lungamente, attivo in Italia, raffinatissimo, dotato di idee e di mano felici, tra i maestri evidenti del rococò italiano (per lui facilmente tradotto dall'austriaco, come il suo cognome in Stella). Un rapporto di forte intrinsichezza, più che da maestro ad allievo, con il grande forlivese Carlo Cignani. Un pittore intriso di Arcadia, che trasferisce in salotto il mito del maestro, con una grazia ingenua e maliziosa insieme. Di questo mondo incantato, di questo giardino delle delizie, Stern è il custode esclusivo negli anni della sua felice maturità, a partire dal 1723/24 quando lascia la Romagna, dove era stato lungamente attivo (circa un decennio), in particolare a Lugo.

Nato a Mauerkirchen nel 1679, Stern era arrivato in Italia, dopo un apprendistato in Baviera, verso il 1695 per formarsi nella affollata scuola del Cignani che lo spinge verso Roma e lo attrae verso la sua città, Forlì, dove è attivo per oltre quarant'anni.

Esecutore assai prolifico Stern si mosse tra la Romagna e Roma, dove soggiornò per due lunghi periodi (1701-13 e 1724-48). La fase meglio documentata della sua attività è quella centrale, dal 1714, quando - probabilmente appoggiato dal suo illustre maestro - stabilì in autonomia la sua bottega a Forlì. Dalla cittadina di Lugo di Romagna gli furono commissionati due importanti cicli pittorici, uno per l'oratorio di Sant'Onofrio (1718-19), l'altro per la chiesa del Pio Suffragio (1719-20), e due tele per la chiesa di San Giacomo. Altri suoi lavori si trovano a Forlì, Comacchio, Verrucchio e Imola. E anche nelle Marche, a Sarnano e Montefortino. A partire dal 1722 intrattenne fitti rapporti con vari committenti nel ducato di Parma e Piacenza, a partire dalla stessa corte farnesiana. In quelle terre si conservano ancora le sue migliori opere di tema sacro: la Deposizione (1722) nel Museo della Collegiata di Castell'Arquato, l'Annunciazione (1724), tutta grazia e delicatezza, in Santa Maria di Campagna a Piacenza, la Madonna e santi (1723 ca) nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio a Zibello e l'Immacolata con i santi Brunone, Tommaso d'Aquino e un donatore nella parrocchiale di Paradigna, firmata e datata 1723. In questo stesso anno si collocano probabilmente le splendide tele con le Stagioni dipinte per la nobile famiglia piacentina Arisi.

Stern elabora nella piena maturità un linguaggio maturato sui più alti modelli del classicismo emiliano - dal Correggio a Reni, cui risalì attraverso l'esempio di Cignani - e arricchito dall'esperienza delle raffinatezze rococò nella pittura di Luti, Trevisani e Michele Rocca detto il Parmigianino, interpreti a Roma di un orientamenti stilistico alternativo a quello di Carlo Maratti e affine al gusto francese. Peculiari della maniera sterniana sono la stesura di morbidi impasti dai toni freddi e pastello, la delicata fusione tra luci e colori che determina un'atmosfera ovattata e la gestualità aggraziata e leziosa della figura, dal tipico incarnato perlaceo. La lezione altissima di Carlo Cignani è in lui sempre viva: lo rivela, ad esempio, la smagliante tela col Trionfo di Venere della Fondazione Cavallini Sgarbi, derivata dall'affresco realizzato dal maestro nel Palazzo del Giardino di Parma tra il 1678 e il 1679, su commissione del duca Ranuccio II Farnese.

Mirabili anche la Maddalena in estasi, la Natività, la pala con San Giovanni Nepomuceno, popolate di luminosi angeli. Di ogni realtà ultraterrena rappresentata e rappresentabile, Ignaz Stern predilige gli angeli.

Nessuno come lui, neanche il supremo Correggio, ne interpreta l'essenza concretata in una miscela di cera e di luce: immagini incorporee, evanescenti, di infinita morbidezza, percepibile con lo sguardo prima che con il tatto.

Ciò che è perfezione, statuaria e plastica, nel suo maestro Cignani, si fa pura essenza, sfidando la natura dei corpi (d'altra parte sono angeli), in Stern. Nessuno più di lui è lontano dalla realtà, nei cieli sereni di un paradiso incorruttibile. Se mai pittore, non per concetti ma per trasfigurazione della materia, toccò il sublime, questi è Stern.

(Vittorio Sgarbi, da Il Giornale del 18/06/2017)

 

Bibliografia
Günter Kowa, “Grazia e delicatezza”: ein deutscher Maler in Italien. Ignaz Sterns Leben und Werk (1679-1748),
Bonn Rheinische Friedrich-Wilhelms- Universität, 1986
Irene Graziani, Arte e pietà a Lugo: l’Oratorio di Sant’Onofrio, tesi di laurea in Lettere classiche (Storia dell’Arte Medievale e Moderna),
relatore Prof.ssa Vera Fortunati, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Bologna, a.a. 1991-1992
Giordano Viroli, in Non solo pietà. Opere d’arte dagli ospedali della provincia di Ravenna, catalogo della mostra (Ravenna),
a cura di Gabriella Lippi, Ravenna 1997, pp. 156-190
Elena Marenghi, Ignazio Stern (1679-1748): l’opera di un pittore tedesco in Romagna, Imola 2007, pp. 40-45, 67-70