Bagnara, Chiesa della Natività di Maria Vergine

Bagnara, Chiesa della Natività di Maria Vergine

 detta anche “dell’Ospitale” o Chiesuola - (1451– 1947) - Piazza IV Novembre angolo Piazza Francucci

 

La storia della Chiesa, dell’Ospedale e della piazzetta, oggi intestata al pittore Innocenzo Francucci (1494 ca-1548) costituivano già nel 1451 un unico complesso gestito dalla Confraternita del Rosario e dalla Società dell’Ospedale della Natività. Entrambe le associazioni di fedeli, che con spirito cristiano si organizzavano in opere di carità e assistenza dei bisognosi, operavano negli spazi dell’Ospedale di Santa Maria, dell’attigua Chiesa dedicata alla Natività della Beata Vergine e nell’Oratorio posto al piano superiore.  La piazzetta era chiamata “dell’Ospedale”.

Quel luogo, all’interno del borgo fortificato di Bagnara, era consacrato almeno dal XIII-XIV secolo, quando già vi sorgeva un oratorio. La chiesa era orientata verso settentrione con la facciata rivolta a ponente, aveva un’unica navata lunga 24 metri e il classico soffitto a capanna in travi di legno. Sappiamo che nel 1600 conteneva un confessionale, gli scranni per i confratelli e almeno tre altari: su quello maggiore era collocata una tela raffigurante la Natività della Vergine del pittore Giovan Battista Bertucci da Faenza datata 1603. Un secondo altare ospitava una statua della Vergine in cartapesta, contornata da 15 tavolette riguardanti i Misteri del Rosario. Infine un ultimo altare dedicato alla Beata Vergine del Purgatorio con relativo quadro. Nel XVIII secolo la Chiesa venne dotata anche di un pulpito e di nuovi banchi per i fedeli. Presbiterio e coro erano la parte più antica dell’edificio, come dimostrava il cornicione ornamentale delle pareti laterali, databile alla fine del XV secolo. Il campanile ospitava tre campane: ciascuna portava inciso il nome della bottega e l’anno di fusione. Antistante la Chiesuola un portico in legno ne proteggeva l’ingresso.

Al piano superiore c’era l’Oratorio della Confraternita, raggiungibile con una comoda scala, non vi si celebrava messa ma l’altare era ornato da un antico affresco raffigurante la Madonna affiancata da Giovanni Battista e Andrea Apostolo, un culto antico testimoniato ancora oggi dalla Chiesa arcipretale intitolata ai due Santi.

L’Ospedale prese il nome dall’adiacente Chiesuola, ma inizialmente, più che un vero e proprio luogo di cura, era un ricovero per poveri o persone abbandonate non in grado di provvedere a sé stesse. La struttura era suddivisa su due piani: al secondo una stanza era riservata ai pellegrini appartenenti a ordini religiosi, il resto era di pertinenza del Sacerdote titolare della Chiesa. Il piano inferiore, di miserissime condizioni, era destinato ad accogliere viandanti (per questo conosciuto anche come “Luogo Pio dei Pellegrini”) e a ospitare donne invalide o malate. Le cure dei bisognosi erano affidate appunto alla Confraternita di Santa Maria dell’Ospitale.

A metà del XIX secolo, la struttura risultava amministrata da una delegazione formata dal primo cittadino, un priore e due consiglieri, presieduta dall’arciprete, all’epoca Don Giuseppe Galliani. Nel 1860 si decise di affidare l’Ospedale alla Congregazione di Carità che chiese al Comune l’immediato abbattimento del portico che fungeva solamente da ricettacolo di sporcizia e da latrina contribuendo al degrado dell’area. Il Novecento vide la struttura cambiare diversi nomi: Casa dei Poveri, La Compagnia, Ospedaletto Vecchio, che però non ne cambiarono la situazione di precarietà, anche se dagli anni trenta del Novecento iniziarono a operarvi un medico e un chirurgo stipendiati dal Comune. Con il sopraggiungere della Prima e poi della Seconda Guerra Mondiale, la situazione emergenziale vide susseguirsi molti dottori tra cui, l’ultimo, il Dott. Francesco Melloni dal 1946 ebbe il primo incarico di medico condotto del paese. L’uomo presto trovò una sede più dignitosa per accogliere i suoi pazienti e l’Ospedale, rimasto vuoto divenne sede della Camera del Lavoro e del Sindacato.

Nel 1947, in concomitanza con la quasi totale ricostruzione della Chiesuola a causa dei danni provocati dagli eventi bellici, l’Ospedale fu demolito; la Chiesa fu utilizzata per il culto ancora per alcuni anni, fu poi sconsacrata e adibita ad Auditorium della parrocchia.

Lisa Emiliani

 

Fonti
Mino Martelli, I dodici secoli di Bagnara di Romagna (secc. IX-XX). Un aspetto di vita romagnola nella preistoria, nella storia, nella cronaca, Faenza, Fratelli Lega, 1971;
Tonino Pini e Valdo Pirazzini, L’Ospedale Vecchio e il granaio dell’Abbondanza, “Giornale di massa”, giugno 2014;
Ernesto Casadio, Bagnara di Romagna. Toponomastica nella storia, Pavaglione, Lugo, Walberti, 1988;
Serafino Gaddoni, Le Chiese della Diocesi d’Imola. Vol. III. Comuni: Lugo, Conselice, Massalombarda, Cotignola, S. Agata Sul Santerno, Mordano, Bagnara, a cura di P. Bruno Monfardini, Imola, Diocesi di Imola, 2008.