Bagnara, Monumento ad Andrea Costa

Bagnara, Monumento ad Andrea Costa

 (2 maggio 1920 – 26 aprile 1924) - Giardini Pubblici, già Piazzetta della Rocca

Andrea Costa, fu un uomo politico di grande rilievo da quando fondò il partito socialista rivoluzionario e il settimanale “L’Avanti”. Costa, in veste di collaboratore del Presidente del Consiglio Depredis, fu a Bagnara nel 1886, latore di una lettera sulla questione del ponte sul fiume Santerno. Fu poi il primo sindaco socialista eletto a Imola da votazione dal consiglio comunale e non più con nomina regia. Aveva assunto il ruolo di leader sopra le parti: nel 1909 fu eletto vice Presidente della Camera. La sua vittoria fu applaudita anche dagli avversari politici che in lui vedevano un uomo di saldi principi. Purtroppo la gioia dell’Italia intera durò poco: la cagionevole salute lo portò a spegnersi il 9 gennaio 1910 all’ospedale di Imola.

La sua scomparsa segnò anche i bagnaresi che nel 1920, decimo anniversario della morte, vollero innalzargli un monumento, inaugurato il 2 maggio. La statua in bronzo, fusa dall’eclettico scultore faentino Giuseppe Casalini, e collocata nella Piazzetta della Rocca (l’attuale Giardino Pubblico), rappresentava un lavoratore dalle fattezze neoclassiche. La perizia tecnica si soffermava sulla precisione anatomica del corpo nudo e creava un movimento lento e cadenzato di chi è reduce da grande fatica. Casalini ricevette il compenso pattuito di 1.500 lire solo nel 1923.

Il giorno dell’inaugurazione si era radunata una grande folla e presto gli spiriti avvamparono: scoppiarono tumulti finiti con un morto e l’assalto alla caserma dei carabinieri. Fu proclamato lo stato d’assedio, revocato poi il giorno dopo.

Quando i fascisti salirono al potere non deliberano apertamente per la rimozione del monumento, ma, per una particolare coincidenza, nella notte del 26 aprile 1924, ignoti, con l’aiuto di un paio di buoi, atterrarono il monumento e mutilarono la statua. Ciò che ne restava fu posto all’interno della Rocca, ma nel 1928 l’amministrazione fascista la vendette come materiale di recupero per 700 lire. Il Medaglione col ritratto di Andrea Costa (sempre di Casalini) scampò allo scempio e fu collocato sulla facciata del Municipio per placare il malcontento popolare nato dopo l’accaduto e aggravato dal delitto Matteotti avvenuto il 10 giugno dello stesso anno. Fiori e fogli con frasi di speranza furono posti sulle rovine del monumento.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale i tempi erano maturi per mantenere la promessa di restituire degna memoria alla figura di Andrea Costa: nel 1947 il Comune stanziò 20.000 lire. Si scelse di collocare il nuovo monumento in Piazza della Repubblica, al centro dell’incrocio delle principali strade che portano a Bagnara. La realizzazione del basamento e della gradinata fu affidata al muratore Antonio Geminiani, detto Trafoli, che impiegò quasi due anni a completare il tutto e che, giunto agli ultimi ritocchi, per una scarsa dimestichezza con la lingua italiana, sbagliò a collocare le lettere dell’iscrizione “Proletari di tutti i paesi unitevi”, facendo slittare ancora il termine dei lavori. La statua fu nuovamente commissionata a Casalini, che decise di realizzarla in cemento, in uno stile più imponente e statico. L’inaugurazione avvenne il 22 maggio 1949 alla presenza di 20.000 persone.

Nel 2001 la Provincia di Ravenna, aveva deciso di spostare il monumento, ma dopo varie interpellanze, articoli sui giornali e appelli al senso della storia e di ciò che rappresenta, “l’omaccio” è ancora al suo posto.

 

Lisa Emiliani

 

Fonti
Ernesto Casadio, Quell’omaccio a torso nudo, una storia intoccabile, “Giornale di massa”, marzo 2001;
Ernesto Casadio, Le storie di Ernesto: materiali di un’opera interrotta. La raccolta degli articoli di Ernesto Casadio sul Giornale di massa dal 2001 al 2005, Massa Lombarda, Giornale di massa, 2006;
Ernesto Casadio, Bagnara di Romagna. Toponomastica nella storia, Pavaglione, Lugo, Walberti, 1988;
Bagnara ferita: dai danni della seconda guerra mondiale al fervore della ricostruzione, Imola, Editrice Il Nuovo Diario Messaggero, 2016.