Bagnara, Palazzo Fabbri, poi casa Golinelli

Bagnara, Palazzo Fabbri poi casa Golinelli

(XVII secolo – oggi Locanda di Bagnara) - Piazza Marconi angolo Via Cavour 

Lo storico palazzo si trova sul lato est dell’attuale Piazza Marconi e rappresenta una pregevole testimonianza dell’architettura locale del XIX secolo.

Diversi i proprietari nel corso degli anni: da Pellegrino Casalini al facoltoso Federico Fabbri (detto Sfir), Sindaco di Bagnara dal 1889 al 1891 e dal 1902 al 1905, poi consigliere provinciale. La casa fu infine acquistata da Giuseppe Golinelli, detto Fafita, nel 1908 che la utilizzò come abitazione per oltre sessant’anni, gestendovi una macelleria e una caratteristica osteria.

Il cuore del palazzo, costituito da un grazioso chiostro con il loggiato in selenite* collocato al centro del lato est, rappresenta con ogni probabilità la parte più antica dell’edificio, risalente al XVII-XVIII secolo. Alcuni ambienti erano abbelliti da delicati affreschi decorativi e l’importante scala che conduceva al primo piano presentava una pregevole balaustra in legno, probabilmente opera di un mastro legnaio locale, che conserva ancora oggi un cartiglio databile intorno al 1810. Dagli anni Settanta del Novecento il palazzo andò incontro ad abbandono e degrado fino al restauro del 2004 che ha riportato Palazzo Fabbri all’antico splendore, esaltandone i pavimenti originali, l’antica cucina e chiaramente il chiostro su cui affaccia un elegante balconcino.

Tornando invece alla vita di questo luogo, è necessario dire che non fu il Golinelli il primo ad accogliere viandanti, poiché fino a tutto il Seicento fu osteria e stazione di posta e addirittura nel XVII secolo ospitò una piccola comunità di frati.

Il Golinelli, con la moglie Evelina (Velina) Camerini e i quattro figli aprirono la loro attività nel 1910 che subito divenne nota come “L’Ustareja d’Luciò”, nome suggerito da una peculiarità dell’aspetto del Fafita, ovvero avere gli occhi particolarmente sporgenti e che quindi apparivano estremamente grandi. La macelleria, inaugurata qualche anno dopo, fu gestita da uno dei figli più grandi, mentre il più giovane, Gildo, si occupò dell’osteria. Gli affari andavano bene, fiorivano le botteghe artigiane e la presenza del ponte sul fiume Santerno consentiva il passaggio di molti carrettieri diretti a Imola, Lugo o Faenza. Nell’osteria si entrava da un portoncino situato sul lato sud e ci si trovava immediatamente di fronte al bancone, dietro al quale l’occhio esperto e benigno di Gildo sapeva accogliere gli amici paesani, ma anche danarosi viandanti ai quali era riservato il vino migliore. Oltre che per la cantina ben fornita, l’Osteria era famosa per il suo piatto forte: le Tagliatelle alla Gildo, condite con ragù di rigaglie di pollo o faraona. Le specialità del menù erano sempre scritte in evidenza su di una lavagnetta appesa alla porta del locale: oltre alle tagliatelle, si servivano la trippa, i fagioli con la salsiccia, il friggione e lo stufato di pecora.

Era un luogo di risate e burle, spesso orchestrate dall’oste stesso, ma anche un ricovero per chi si trovava in difficoltà. Gildo fu uomo generoso che offriva un pasto completo a tutti i ragazzi del paese il giorno della Befana (ciambella compresa), e si occupò di sfamare le suore dopo che l’asilo fu bombardato il 10 aprile 1945. Molte furono anche le celebrità del mondo dello spettacolo che soggiornarono alla locanda, dal tenore Tito Schipa e la soprano Rina Gigli nel 1947 alla conturbante attrice Michèle Mercier (famosa per aver interpretato Angelica nella omonima saga cinematografica) nel 1963. Le risa e la vita gioiosa dell’Osteria di spensero insieme al povero Gildo nel 1970.

Oggi, un’atmosfera più sofisticata si respira nelle stanze di Palazzo Fabbri, grazie allo chef Mirko Rocca, titolare del piccolo hotel ristorante “La Locanda di Bagnara”, che conserva l’antica ospitalità accogliendo con attenzione e cura i nuovi avventori.

 

Lisa Emiliani

 

* Varietà di gesso cristallino - lapis specularis - assai diffuso nelle colline limitrofe - Vena del Gesso Romagnola - detto anche pietra di luna.

 

Fonti
Tonino Pini e Valdo Pirazzini, L’antica ustareìa d’Luciò, “Giornale di massa”, agosto 2015;
Tonino Pini, L’osteria dei “Lucioni”, “Giornale di massa”, dicembre 2006;
Ernesto Casadio, Bagnara di Romagna. Toponomastica nella storia, Pavaglione, Lugo, Walberti, 1988;
Alla scoperta di Bagnara di Romagna, a cura del Comune di Bagnara di Romagna, Imola, Datacomp, 2005.