Cotignola, Chiesa della Madonna di Genova

Cotignola, Chiesa della Madonna di Genova

 (XVI secolo – 1945) - Via Madonna di Genova, angolo con Via Ponte Pietra

Per i cotignolesi rappresenta probabilmente uno dei maggiori rimpianti, dopo l’avvenuta ricostruzione di altri importanti monumenti distrutti durante la Seconda guerra mondiale. Mentre infatti è stata di nuovo innalzata la Torre d’Acuto e, dopo anni di attesa, anche la chiesa del Suffragio, nel centro storico, è stata risistemata, con la dicitura di Sacrario dei caduti di tutte le guerre, sorta analoga non ha invece conosciuto la chiesa che si trova lungo la via Madonna di Genova, in direzione di Barbiano e molto vicino all’ingresso dell’A14 bis. A tale proposito scriveva don Giuseppe Berdondini, autore di vari studi di storia cotignolese, sul Bollettino parrocchiale di Cotignola, nel settembre del 1973, poche settimane dopo l’apertura del nuovo raccordo autostradale, “La nuova autostrada percorre la meravigliosa e ricchissima campagna della Romagna. Si ammirano quasi disperse nel verde le città i paesi e le parrocchie con i loro campanili che costituiscono chiari punti di riferimento. Il complesso più bello dal punto di vista panoramico è formato dal Convento e dalla Chiesa dei Frati Osservanti di Cotignola”. Ma subito dopo aggiungeva, con un tono di forte amarezza: “Nota stonata del panorama appaiono i ruderi della Chiesa della Madonna nei pressi di Cotignola: sembra quasi un insulto al progresso questo doloroso ricordo di una terribile guerra. E sarebbe un monumento di una certa importanza. Rimangono il muro destro ancora intatto, la graziosa facciata di stile rinascimentale e tutta l’abside. Perché non restaurarla? Nello stato attuale certamente non si può mantenere; non potendosi pensare ad un abbattimento totale occorre pensare al restauro”.

Cos’è cambiato in questi ultimi cinquant’anni? Poco o nulla. I ruderi rimangono, la prospettiva di un suo completamente si è ormai definitivamente allontanata. Allora non rimane che guardarci indietro e andare alla fine del Cinquecento quando la chiesa attuale fu edificata, sul sito di un antico sacello di cui si fa menzione in un antico documento del 1573, ossia la Visita apostolica del Marchesini. Viene qui ricordato che una piccola cappella, già diroccata a quel tempo, era stata costruita in memoria del duca Massimiliano Sforza e lo stesso Marchesini avrebbe chiesto che venisse ricostruita. Le testimonianze riguardo alla proprietà dell’edificio sono contrastanti. Il già citato Berdondini avanzò l’ipotesi che la costruzione della chiesa sia appunto da collocare nel periodo di tempo che va dalla Visita apostolica ai primi del nuovo secolo, confermando altresì l’ipotesi che, dopo un breve periodo in cui la proprietà era della comunità di Cotignola, fu quindi acquistata dai Camaldolesi, fallite le pratiche per cederla ai Cappuccini. Il successivo cambiamento di proprietà avverrà solo alla fine dell’Ottocento, quando ne acquisì la proprietà don Angelo Marangoni, alla cui famiglia apparterrà fino a qualche decennio fa.

L’edificio, come prima ricordato, ha subito seri danni nel corso del passaggio del Fronte bellico, tra la fine del 1944 e la primavera del 1945, una sorte, purtroppo condivisa con altri edifici religiosi. Le informazioni di cui si dispongono ci restituiscono l’immagine di una chiesa dalle dimensioni modeste – poco più di otto metri di larghezza e meno di venti di lunghezza, escluso il coro – ma con la presenza di un presbiterio, in gran parte conservato, con un bel paliotto a rilievo di gesso, rappresentante l’Ultima Cena. Di particolare interesse, inoltre, un affresco della Vergine, più precisamente quella che viene denominata sotto il titolo di Madonna delle grazie, pur non avendo nulla in comune con l’analoga iconografia faentina.

Da ricordare infine l’appellativo con il quale viene annotata la costruzione in una Visita pastorale del 1768, ossia Santa Maria della Pilla, presumibilmente perché la sacra Immagine risulta dipinta su un pilastro o avanzo di muro, anche se l’incuria che è seguita in tutti questi decenni rende l’affresco pressoché illeggibile.

Tanti sono i rimpianti, legati al fatto che nulla è stato fatto per riportare all’esistenza prebellica questo edificio.

                                                                                          Giordano Dalmonte

 

Fonti
Giuseppe Berdondini, Appunti per una storia di Cotignola, Faenza, Tipografia Faentina, 1971.
Daniele Filippi, L’antica chiesa della Madonna di Genova, «E Campanô», numero unico a cura della Pro Loco di Cotignola, 1995, pag. 19.