Cotignola, Molino comunale o Bertini

Cotignola, Molino comunale o Bertini

(1212 – anni ’70 del ’900) - Via Giovanni Pascoli, già strada Circondaria

e prima ancora strada del Mulino, direzione Barbiano

Secondo la testimonianza di fra Girolamo Bonoli, fu edificato nel 1212 dai Faentini, i quali erano, allora, i signori del Castello di Cotignola, «acciocchè li cotignolesi a quali mancava il provedimento delle Farine, avessero ancor essi Molino», servendo, quest’ultimo, anche come Presidio dei confini del territorio di pertinenza del Senato di Faenza. Come poi fosse passato in seguito alla Comunità cotignolese, lo stesso Bonoli ammette di non saperlo, non potendo però escludere che le fosse stato donato dagli Sforza o «dalli di Lui Posteri Duchi di Milano».

La più antica testimonianza che mi è stato possibile rintracciare risale al 1593 quando Alfonso II d’Este aveva incaricato l’architetto Agostino Bertazoli di portarsi alla chiusa di Cotignola per verificare le condizioni del mulino e predisporre le necessarie operazioni affinché la chiusa non causasse danni. Ulteriori rilievi verranno eseguiti per tutto il Seicento e Settecento, da diversi periti, dopo che si registreranno nuove rotte del fiume Senio, tra le quali, una nel 1662, invaderà anche il territorio di Fusignano, impaludandolo per oltre 25 anni. In un documento del 1637 si legge che queste rotte, molto frequenti, erano «una conseguenza non della Chiusa ma della tortuosità e strettezza del fiume».

A partire almeno dai primi del Settecento sappiamo che l’appalto del Molino, così come del Forno comunale, era a carico dell’Abbondanza frumentaria, nota anche con il nome di Monte frumentario, di cui si conservano, nell’archivio comunale, i verbali dal 1704 alla fine del secolo. A tale istituzione si rivolgevano specialmente nei momenti più critici, i contadini poveri, al fine di poter tenere nelle proprie abitazioni il poco grano raccolto. È noto altresì che ogni possidente terriero era tenuto a consegnare all’Abbondanza frumentaria una certa quantità di grano.

Per quanto riguarda la sua ubicazione, il Molino comunale si trovava fino ai primi anni Settanta, quando un incendio lo distrusse, per non essere più ricostruito, nella strada detta Circondaria, appena scesi dal ponte sul fiume Senio in direzione Barbiano. Esso si trovava appena sotto la sommità dell’argine sinistro del fiume Senio, il quale ha rappresentato, prima dell’arrivo del Fronte, la mèta del passeggio domenicale dei cotignolesi. Il più antico riferimento al suo sito è nello Stato delle anime del 1711, dove viene citata come via del Molino e, una ventina di anni dopo, come Belverde, dicitura che era già presente nel Cinquecento e che rimarrà invariata fino all’Unità d’Italia, quando compare il termine strada Circondaria.

Si conoscono anche i nomi di alcuni mugnai, o meglio molinari, essendo questo il termine usato: nella prima metà del Settecento compare un certo Angelo Bentini, che ebbe otto figli e un secolo dopo, prima un tale Domenico Dragoni, che viveva nella case del Molino con la moglie e i suoi cinque figli, poi diversi altri (Morsiani, Poggiolini, De Giovanni, Vecchi) per arrivare a Luca Bertini, che nel 1860, a 36 anni, fu il primo della famiglia a gestire il Molino e a conservarlo fino ai primi anni Settanta del secolo scorso. Un suo nipote, di nome Oreste, lo gestirà alla fine dell’Ottocento e morirà nel 1921 a 76 anni.

Qualche breve caratteristica tecnica: si trattava di un mulino a ruota orizzontale e, in base alle fotografie prebelliche, presentava inizialmente una sola ciminiera, poi due. Sotto il Molino passava il cosiddetto Canale Bertini, che era sempre affollato di donne intente a sciacquare i panni e la biancheria e che permetteva di far azionare le pale del Molino stesso. L’acqua, poi, grazie a delle volte a botte, dopo essere passata sotto il Molino, fuoriusciva nel fiume Senio. A fianco del Molino era poi presente una scalinata che conduceva alla sommità dell’argine del fiume e, da foto ancor più recenti, sappiamo che erano stati posizionati anche dei silos, i quali sono evidenti anche nella foto che mostra tanti curiosi davanti al Molino appena distrutto dalle fiamme.

 

                                                                                                      Giordano Dalmonte

Fonti
Girolamo Bonoli, Della storia di Cottignola, Faenza 1880;
Giordano Dalmonte, Cotignola dal dominio estense all’Unità d’Italia, Longo, Ravenna, 2017;
Amministrazione comunale di Cotignola / Pro Loco, Cotignola ieri, Walberti, Lugo, 1980.