Lugo, Birreria Mainardi

Lugo, Birreria Mainardi

 (1902 – 1994) - Viale degli Orsini 4, già Viale della Stazione, già Strada Sassoli

Nell’anno 1900 non c’era ancora, nel 1902 invece sì. In una mappa dell’ingegner Socrate Gamberini del 22 ottobre 1902, compare la scritta Birraria, senza planimetria, forse perché la costruzione originaria era in legno. È sempre stata lì, in un angolo ai margini dell’ippodromo e al confine con il “Sassoli”, quest’ultimo inaugurato il 24 giugno 1883. Come fabbricato in legno, la birreria Mainardi arrivò fino agli anni ’30 del Novecento.

Quando essa cominciò a funzionare, l’ippodromo c’era già (era stato inaugurato, infatti, il 30 agosto 1869), il campo di calcio non ancora: la prima partita in assoluto disputatasi a Lugo, Ravenna-Forlì, risale al 1914 e la costruzione del campo sportivo, che resterà attivo per mezzo secolo (fino al 1970), è dell’agosto 1920, con l’inaugurazione ufficiale sei anni più tardi (giugno 1926) alla presenza di S.A.R. (Sua Altezza Reale) il principe Umberto di Savoia. Quindi è lecito pensare che la birreria Mainardi sia servita come ristoro, prima per le corse ippiche e poi durante le gare di football.

Artefice del fabbricato in legno, su cui svettava una torretta, fu Giuseppe Mainardi, nonno omonimo dell’ultimo proprietario, uomo dalle forti passioni politiche repubblicane. Forse, proprio la politica, permette di spiegare il perché del nome Maràch, col quale, nel corso del tempo, la birreria è sempre stata prevalentemente associata. Secondo quanto abbiamo appreso, all’origine di tutto ci potrebbe essere una storpiatura: è possibile che il fiero repubblicano Giuseppe Mainardi venisse in origine soprannominato “Marat” da Jean-Paul Marat, detto l'Amico del popolo, medico, giornalista (Boudry, 24 maggio 1743 – Parigi, 13 luglio 1793), che con Danton e Robespierre divenne simbolo di tutti i rivoluzionari. Poi, col tempo, “Marat” mutò la propria grafia in “Marac” (così lo scrive Rignani, quando riferisce sull’anno 1929) e successivamente in “Maràch”, forse per contaminazione col cognome della nota famiglia israelitica lughese. A metterci su questa pista è stata proprio Ines Marach, nota studiosa di cultura ebraica, da noi contattata a suo tempo, secondo la quale fra la birreria e la sua famiglia non correrebbe alcun legame e diversa è anche la pronuncia del suo cognome, che sarebbe Màrach.

Nel 1937-38, il fabbricato in legno lasciò il posto all’attuale costruzione, nella quale lavorarono sia Aurelio che Giuseppe, rispettivamente seconda e terza generazione dei Mainardi. Giuseppe Mainardi (classe 1925, scomparso alcuni anni fa) trascorse una vita dentro alla birreria, in pratica fino al 1994. Poi la gestione passò ad altri.

Davanti alla torretta, c’era una fontana con un gobbetto portafortuna. Era scolpito nell’atto di stappare una bottiglia che teneva ferma in mezzo alle gambe.

Negli ultimi decenni lo stabile è stato ristrutturato e modificalo. Attualmente vi ha sede il ristorante giapponese “Star”.

 

Giovanni Baldini

 

 

Fonti
Pasquale Rignani, Lugo nei primi dieci anni di regime fascista 1921-1931, Lugo, Walberti, 1971, pag. 190;
Marcello e Walter Berti, Lugo e i lughesi dalle origini al 1945, Lugo, Walberti, 1990, pag. 178;
Giovanni Baldini, Una birra, tra una corsa di cavalli e una partita di pallone, “Giornale di massa”, settembre-ottobre 2009, pag. 11;
testimonianza orale di Ines Marach dell’ottobre 2009.