Lugo, Primo Museo Baracca

Lugo, Primo Museo Baracca

 (1926 – 1990)

Rocca Estense, ex sala di Leva (affacciata sul voltone d’ingresso)

Durante la guerra, come era costume a quei tempi, Francesco Baracca aveva raccolto diversi oggetti a ricordo dei suoi duelli aerei. Tutti gli aviatori prelevavano qualcosa dagli aerei abbattuti per ricordare i loro combattimenti e le loro vittorie. In genere venivano conservati gli elementi più significativi quali il numero di matricola ritagliato dalla fusoliera, gli strumenti di navigazione, le armi di bordo o altri reperti particolari del singolo combattimento.

Quanto raccolto fu custodito dallo stesso Francesco presso il suo alloggiamento a Pasian di Prato, non distante dal campo di volo di Santa Caterina a Campoformido (Udine), nella casa della famiglia Menazzi di cui era ospite.

Alla fine di ottobre del 1917, a seguito dello sfondamento del fronte italiano a Caporetto e con l’avvicinarsi delle truppe austro-tedesche che avanzavano su Udine, il campo di volo dovette essere precipitosamente sgombrato. Gli aerei efficienti furono trasferiti in volo e il rimanente (materiali, installazioni e tutto ciò che non poteva essere portato via) fu dato alle fiamme.

Francesco si preoccupò di conservare i reperti da lui raccolti e predispose affinché venissero portati a Lugo. Queste poche righe, tratte da due lettere scritte dalla madre Paolina nel novembre del 1917, documentano il trasferimento del materiale:

Sono lieta di sentire che diversi cimeli di guerra sei riuscito a metterli in salvo. […] Non appena giungeranno i bauli, premurosamente li faremo ritirare ed abbiamo già combinato di mettere tutto nella cameretta sul di dietro, ora sgombra del letto. Qualunque cosa tu voglia mandare, manda pure sia anche dei tuoi compagni”.

“Giunse martedì verso sera dopo aver letto nell'ultima tua che avresti mandato il camion, essendo [noi] ancora a S. Potito [...] ma i camions come ho detto giunsero tardi; ne fummo avvertiti alle sei e trenta che già era buio pesto. [...] Al mattino Papà andò sulle 9 in città, e già buona parte era stata scaricata; mi ha detto che molto fu messo nella camera grande sul davanti e il resto al coperto e tutto bene riparato, come desideri. I motori mi dice che sono pesantissimi”.

È da ritenere eccezionale il trasporto con due autocarri di tanto materiale in un momento di estrema difficoltà e di vie di comunicazione affollate e intasate in seguito alla ritirata dell’esercito italiano.

Dopo la morte di Francesco, fin da subito, Paolina espose alcuni dei suddetti reperti nella camera da letto del figlio, nella residenza di famiglia, attuale sede del museo. Questo può essere considerato l’embrione del museo stesso.

La decisione di allestire un civico museo dedicato all’eroe cittadino risale al 1924, anno in cui l’amministrazione comunale deliberò l’”Allestimento di una sala in Rocca per la raccolta di cimeli e ricordi riguardanti Francesco Baracca”, stanziando l’importo di spesa di L. 20.000.[1]

Il museo fu inaugurato alle ore 15.30 del 16 giugno 1926, in occasione della visita di Umberto di Savoia, Principe di Piemonte ed erede al trono. Alle ore 17 fu poi scoperta la lapide, tutt’ora visibile, sulla facciata della casa natale di Francesco.

Il museo era allestito nel torrione sud all’ingresso della Rocca. Si accedeva dal cancello sovrastato dall’aquila, tutto in ferro battuto, con l’indicazione “Sala Francesco Baracca”.

Dopo il trasferimento dei materiali nella nuova sede del museo avvenuto nel 1993 i locali sono stati restaurati e si presentano oggi come allora.

Dopo avere attraversato l’ambulacro si entra nell’ampio ambiente, alto, di forma quadrata che occupa tutta la parte inferiore del torrione. Le pareti sono affrescate con motivi decorativi di ispirazione rinascimentale ad opera dell’artista lughese Lucio Benini. L’elegante volta a botte è costellata da fregi in cui sono inserite le lettere FB, iniziali dell’eroe.

Sulle pareti sono rappresentati i seguenti stemmi di città e territori irredenti. Dalla sinistra della porta d’ingresso si succedono lo stemma di Venezia, quello di Roma, seguono quelli delle città di Trieste e Trento, al centro campeggia lo stemma della città di Lugo, poi quello dell’Istria (molto deteriorato), quello della Dalmazia e della città di Fiume (anch’esso molto deteriorato), conclude il ciclo lo stemma della città di Gorizia. Nelle stesse pareti in alto, a levante e a ponente, sono due eleganti finestrine ricostruite sulle precedenti cannoniere. Gli arredi in legno vengono attribuiti all’ebanista lughese Antonio Turri (1874-1932). Tutto intorno alle pareti corre un postergale, anch’esso in legno, alto due metri e trenta, realizzato nel 1928 dall’ebanista Luigi Casarini. Sopra il portale d’ingresso si legge in lettere dorate a rilievo: “A Francesco Baracca Lugo Matrice Ferrigna” citazione tratta dalla famosa orazione funebre di Gabriele D’Annunzio. Sopra il postergale gira un fregio, che completa la decorazione a fresco delle pareti, suddiviso in trentaquattro scomparti, ognuno dei quali contiene il nome di una delle trentaquattro vittorie. La sequenza inizia, a destra della finestra, con la prima vittoria del 7 aprile 1916 e si conclude a sinistra con l’ultima del 15 giugno 1918. Nella linea del fregio stesso sono collocati otto torcieri doppi di ferro battuto, lavorati dal Matteucci di Faenza. La finestra è costituita da piccoli cristalli a rullo con legatura di stagno.

Elemento centrale del vecchio museo era, appeso alla volta della sala, lo Spad VII S 2489, esemplare originale appartenuto alla 91ᵃ Squadriglia, comandata da Baracca dall’inizio di giugno del 1917 alla morte. Questo biplano fu promesso in dono alla città di Lugo in occasione dell’intitolazione a Francesco Baracca del campo di aviazione di Centocelle, il 21 aprile 1919. Costruito nel 1917 dall’azienda francese Societé Pour l’Aviation et ses Derivés (SPAD) negli stabilimenti Blériot, era stato usato dallo stesso Francesco e con esso egli aveva ottenuto la trentesima vittoria, il 7 dicembre1917, sul monte Kaberlaba nell’altopiano di Asiago. Una scritta riguardante questa vittoria, riportata sulla parte destra della fusoliera è stata cancellata nell’ultimo restauro del 1990. Il 5 maggio 1919 lo Spad fu portato in volo da Gastone Novelli dal campo di volo di Quinto (Tv) a quello di Taliedo (Mi) per essere esposto alla Mostra d’Aeronautica di Milano-Taliedo che si inaugurò il 29 maggio1919. Terminata la mostra l’esemplare fu spedito a Lugo per ferrovia dove giunse il 5 dicembre 1919.

Al centro della stanza si trovavano due teche, una contenente la spada d’onore che il Comune di Lugo aveva fatto realizzare nel 1917 dall’artista Celestino Fumagalli, ed una più piccola con la terra del Montello. Adagiata sulla pedana di legno sottostante era la mitragliatrice Vickers dello stesso Spad 2489, con due rotoli contenenti nastri di proiettili per mitragliatrice ed una bomba per aereo tedesca.

Iniziando dalla parete della porta d’ingresso erano collocati il quadro a olio del 1917 realizzato da Mario Bedeschi (1850-1923) raffigurante Francesco Baracca in uniforme di cavaliere, il motore Hispano-Suiza dello Spad 2489 sbarcato dall’aereo e montato su un cavalletto, due timoni di aerei abbattuti con grandi croci nere, un motore Benz appartenuto ad un aereo DFW tedesco e, appesi alle pareti, i numeri di serie, staccati dalla fusoliera, di due aerei abbattuti: il 61.57 (Brandenburg) e il 3955 (DFW). In angolo erano esposti uno stendardo tricolore dedicato a Francesco Baracca a “Ricordo di valorosa audacia - Lugo aprile 1917” e una pala di elica di aereo nemico.

La raccolta dei reperti museali era contenuta in tre vetrine. Nelle prime due, affiancate, poste nella parete a sinistra di chi entrava, erano reperti aeronautici: un magnete, una bossola, alcuni contenitori di messaggi per avio lancio, parte del cruscotto di un aereo tedesco, una radio telegrafica e un obiettivo da macchina fotografica per la ricognizione aerea. Erano inoltre conservate lettere e documenti e sotto una mitragliatrice tedesca MG.08.

Sopra le vetrine erano esposte le 11 pagine dell’orazione funebre scritta da Gabriele D’Annunzio e letta ai funerali di Quinto il 26 giugno 1918, circondate da fotografie dei funerali a Quinto e a Lugo. Nell’angolo successivo, in una teca posta su di un cavalletto sormontato da una testa di grifo, c’era la giacca di Francesco Baracca coi gradi di Maggiore. Dietro era collocato lo stendardo del Raid del 1921 donato dalle “patronesse” di Ravenna.

Sulla parete di fronte a chi entra era posta la terza vetrina con reperti di aerei abbattuti. Sopra, appese alle pareti due linee di quadri fotografici rappresentanti la vita di Francesco: i genitori, la gioventù, i primi anni di vita militare. A lato era appeso il medagliere con una medaglia d’oro, tre di argento e una di bronzo insieme ad altre croci di guerra concesse dai paesi alleati dell’Italia. Sulla stessa parete un pezzo di fusoliera e un timone con croci nere di aerei abbattuti.  Da ultimo era esposto un quadro fotografico a grandezza naturale rappresentante Francesco Baracca in piedi. A fianco della finestra due panche in legno e il leggio in ferro battuto eseguito da Matteucci di Faenza.

Nel 1993 il Museo venne trasferito nella casa natale dell’Asso, adempiendo finalmente le volontà testamentarie del padre Enrico.

Mauro Antonellini

 

Fonti
Michele Rossi, Guida di Lugo: con cenno storico memorie artistiche e notizie diverse, Lugo, Ferretti & C. Editori, 1925, pag. 50;
AAVV. "Francesco Baracca nel cinquantesimo anniversario della morte 1918-1968" Ed. Galeati 1973 a pag.44.,
Gregory Alegi e Cesare Falessi "L'asso degli assi, Francesco Baracca da Lugo al mito" Bariletti editori 1992, a pag.187,
Rivista "Ali Antiche" n. 18 Luglio-settembre 1990. Ed. GAVS, a pag.7.
[1] L’istituzione del civico Museo Baracca fu deliberato dalla Giunta Municipale di Lugo nella seduta del 3.10.1924, atto n.1612, poi ratificato dal Consiglio Comunale il successivo 29.12.1924.