Lugo, Santuario Madonna del Molino

Lugo, Santuario Madonna del Molino

 (1497 – 1933) - Via de’ Brozzi, oggi 70/1

La storia della basilica (basilica minore dal 13 aprile 1951) parte dal lontano 17 maggio 1496 quando ebbe luogo un evento miracoloso, ben noto a credenti e devoti, quello del mercante faentino, il quale ebbe un incidente col suo biroccio carico di merci sulla strada di ritorno da Ferrara a Faenza. Egli trasportava una «Immagine della Beata Vergine col Divin Putto», copia in gesso di marmo originale donatelliano. L’immagine andò in pezzi, ma venne ricomposta da alcuni pastorelli che eressero poi un’edicola ove collocarono la Madonnina e dalla quale la stessa cominciò a compiere prodigi.

Quasi un anno dopo, il 27 aprile 1497, al posto della “rustica edicola”, venne inaugurata una chiesa che, nell’anno 1500, prese il nome di Madonna del Molino dal vicino “Molinaccio”, distrutto, secondo i catasti municipali, nel 1561.

Nel corso dei secoli, si è accresciuta la devozione nei confronti del santuario mariano ed è convinzione dei cattolici lughesi che molte siano state le grazie concesse dalla “patrona Luci”, ossia dalla patrona o protettrice della città e del territorio, soprattutto in alcuni passaggi difficili della storia moderna. La tradizione annovera fra questi ultimi l’incendio del 1618, quando bruciarono oltre centocinquanta botteghe della fiera, la peste di manzoniana memoria del 1630, il terremoto del 1688, in cui cadde la volta centrale del santuario e altre vicende ancora fra cui guerre, carestie, colera fino ad arrivare al famoso sacco di Lugo del 1796, quando avverse condizioni politiche non permisero le celebrazioni del terzo centenario. Tutte vicende che, per il credente, avrebbero potuto avere conseguenze più nefaste se non ci fosse stata la protezione dal cielo.

A partire dal 1550, si stabilì di fare una fiera annuale, nella piazza del santuario, nei giorni 15 e 16 agosto. I giorni dell’Assunta. Questo per soddisfare le richieste della confraternita dell’ospedale di S. Maria del Limite, di cui l’Assunta era appunto titolare, e che aveva offerto il terreno su cui venne eretto il santuario. Nel 1636, la fiera venne posticipata da agosto a settembre e trasportata dalla Madonna del Molino alla loggia del vecchio Pavaglione e nel prato antistante (l’attuale piazza Mazzini, all’interno del quadriportico; infatti, il vecchio odonimo – “piazza della fiera” – è ancor oggi leggibile nel muro interno, lato ovest).

Per secoli (almeno dal 1497 fino al 1866-67), custodi del santuario furono i padri domenicani. Poi esso passò al demanio che, nel 1875, lo cedette al comune, il quale, vent’anni più tardi, lo diede, ad eccezione della casa canonica, al vescovo di Imola.

Nel 1921, visto lo stato di collabenza in cui versava, si formò un comitato con lo scopo di arrivare all’erezione di un nuovo santuario. Nel 1933-34, fu atterrata la vecchia costruzione che era più spostata in direzione sud verso la San Vitale e il cimitero (quest’ultimo inaugurato il 12 maggio 1807) e il 9 dicembre 1934 venne posta la prima pietra dell’attuale santuario, opera del cav. architetto Corrado Capezzuoli, che però venne inaugurato solamente in piena guerra il 3 giugno 1943.

La Madonna del Molino è parrocchia dall’1 gennaio 1984. Primo parroco è stato don Teseo Cavallini, rettore fin dal 1958. Da domenica 19 giugno 2011, parroco e rettore è don Francesco Corradossi.

Giovanni Baldini

 

Fonti
(don) Teseo Cavallini, Santuario della Madonna del Molino, Imola, Grafiche Galeati, 1996;
Andrea Ferri, Teseo Cavallini, Marco Violi, Percorsi del sacro. Monumenti religiosi in Diocesi di Imola, 14, Guida della chiesa della Beata Vergine del Molino in Lugo, Imola, editrice Il Nuovo Diario Messaggero, 2015;
www.madonnadelmolino.it.