Lugo, Spedale di San Rocco

Lugo, Spedale di San Rocco

 (1528 – 1862) - Corso Garibaldi 118

Le fonti storiche collocano nel 1528 l’ufficiale erezione a Lugo della Confraternita di San Rocco, costituita da quattordici confratelli, che nel 1600 vennero incrementati a quaranta. Tra di loro venivano eletti due ufficiali per l’amministrazione della confraternita e dello spedale omonimo.

Con le sostanze che venivano raccolte, i confratelli decisero di dedicare a San Rocco (celebrato il 16 agosto), una chiesa, eretta nel 1528 e ricostruita nel 1600 con il cospicuo lascito Mariotti[1], e uno spedale, costruito nello stesso anno in contrada Codalunga, per ricevere i poveri e i pellegrini infermi sino alla loro completa guarigione. La confraternita raccoglieva le donazioni dei concittadini lughesi per aiutare con le elemosine i poveri, assistere le vedove e gli orfani e conferire doti alle zitelle miserabili[2], purché diciottenni, di buona reputazione, nate e appartenenti alla chiesa di Santa Maria. I confratelli, inoltre, elargivano sussidi in denaro a domicilio ai poveri di Lugo, fornivano balie alle puerpere lughesi impossibilitate ad allattare e distribuivano pane[3] durante le festività natalizie ai poveri della chiesa di Santa Maria ed ai carcerati. Le rendite dello spedale consistevano in fondi rustici e urbani, censi e lasciti.

Nel 1862 fu fuso allo Spedale Maggiore, detto Ospedale degli Infermi.

Sonia Muzzarelli, Conservatore Ausl della Romagna

 

Fonti
Sonia Muzzarelli, “Opere Ospitaliere Lughesi”, Faenza, Edit, 2008.

 

[1] Nel 1562 Giambattista Mariotti, tramite lascito testamentario, ordinò che la sua casa, sita nella strada di Sant’Agostino, fosse trasformata in spedale e chiesa dedicate a San Rocco, sotto l’egida degli ufficiali della confraternita dedicata al santo. Tuttavia il vescovo, per evitare due ospedali e due chiese sotto lo stesso santo e per servire la città in modo più funzionale, decise di destinare il capitale di Mariotti allo spedale di San Rocco del Trivio.

[2] Nel 1662 il testamento Massari stabiliva di destinare i propri beni per dotare ogni anno una zitella povera della parrocchia di Santa Maria e di distribuire a Natale pane ai poveri.

[3] L’elemosina di pane in occasione delle festività avveniva previa consegna di biglietti comprovanti il numero dei membri della famiglia, da presentare alla confraternita per ricevere il quantitativo di pane corrispondente come contrassegnato nel biglietto.