Lugo, Villa Pratella

Lugo, Villa Pratella

(1905 – 1945) - Via Provinciale Felisio, già Via Provinciale di Faenza,

angolo con Via Lato di Mezzo (attuale civico 27)

Nato a Lugo il primo febbraio 1880, Francesco Balilla Pratella cambia casa varie volte, abitando soprattutto nell’antica zona del Ghetto, prima di approdare, verso gli inizi del ’900, in quella che viene considerata il maggiore luogo d’incontro del’'avanguardia romagnola.

Provenendo da “Porta Faenza” ed imboccando la Via Provinciale Felisio, tra il primo e il secondo passaggio a livello si trova sulla destra un edificio di aspetto moderno, una costruzione come tante altre, se non fosse che in quel punto preciso sorgeva fino al secondo conflitto mondiale la casa di Francesco Balilla Pratella.

II padre di Pratella aveva acquistato il terreno (agli inizi del ’900 quella zona era ancora aperta campagna) e vi fece costruire un casone, senza le pretese neoclassiche di alcune ville che sorgevano nei pressi o in stile Liberty come la vicina Villa Giorgina di proprietà della famiglia Valli. Si trattava quindi di un semplice edificio rurale, con le camere della vita quotidiana al pianterreno e le camere da letto al primo piano, che Pratella occupò coi suoi genitori dal 1905 (quando aveva 25 anni) e vi ebbe poi anche il suo studio.

Nel 1910 Pratella aderisce al futurismo: è spesso da Marinetti a Milano, ma anche Marinetti non manca di giungere a Lugo proveniente da Milano o da Roma. Ospite in casa Pratella, vi si ferma ogni volta alcuni giorni.

La casa di Pratella è sicuramente al primo posto fra i luoghi lughesi che furono teatro delle imprese futuriste per la calorosa ospitalità che offrì sempre a intellettuali, scrittori e artisti che vi arrivavano sia da Lugo che da fuori, trovando quella schietta cordialità che era tipica della famiglia: «la mia casa di Lugo – scriveva Pratella nella sua Autobiografia – cominciò nel 1911 ad essere frequentata da molti giovani, studenti, pittori, letterati, musici, concorrentivi non solo dal paese, ma anche da quelli vicini; attrattici dall’amicizia – la mia casa è stata sempre asilo di libertà per tutti – ma attrattivi pure e allora dalla celebrità e dal fascino personale di Marinetti e da quello delle sue idee audaci, geniali e nuove se pur paradossali. Ne capitavano, oltre che da Lugo, da Ravenna, da Forlì, da Faenza, da Bologna».

Il migliore ricordo della casa tra i binari è quello di Riccardo Bacchelli, che scrivendo nel 1956 l’articolo Un viaggio a Lugo ripercorse con la memoria una vecchia visita a Pratella. Bacchelli era andato (presumibilmente a fine 1913) un giorno a Lugo con alcuni amici – tra cui il fratello Mario e il pittore Giorgio Morandi - per ascoltate una lettura al pianoforte dell’Aviatore Dro: «A Lugo Balilla abitava nel vertice d’un bivio ferroviario, e aveva i fischi delle locomotive manovranti, si può dire, in casa. Coerente con la sua definizione del futurismo: originalità e violenza; l’intrusione fonica ferroviaria non lo disturbava minimamente».

A Lugo erano in tanti a ricordare che Via Lato di Mezzo, prima della guerra, era detta “vicolo di Pratella” e quando si andava a scorrazzare in bicicletta da quelle parti si diceva “passo dalla pratella”. Ma non basta: erano in molti ad appostarsi attorno alla casa per orecchiare quel che vi succedeva, per captare i suoni, le grida, le discussioni che ne uscivano, tanto che la villetta era anche nota a molti lughesi come “covo del diavolo”.

Bombardata dagli alleati verso la fine della seconda guerra mondiale, la casa versava in condizioni ormai irrecuperabili e fu venduta da Pratella subito dopo il conflitto, per potere almeno recuperare i fondi per ripristinare quella di Ravenna, anch’essa lesionata dai bombardamenti.

Del vecchio edificio, che si trovava nei pressi dell’attuale Carrozzeria Grand Prix non pare esserci immagini, se non una fotografia del 1920 nella quale sul balcone vediamo il poeta Filippo Tommaso Marinetti, l’amico fedele di Pratella e pantagruelico divoratore di cibi, l’orefice Mosè Ricci Lucchi e lo stesso Francesco Balilla Pratella.

Paolo Gagliardi

 

Fonti
Francesco Balilla Pratella, Autobiografia, Milano, Pan, 1971, pag. 109;
Antonio Castronuovo-Sante Medri, Il futurismo a Lugo, Imola, La Mandragora, 2003, pagg. 49, 55, 56;
Orlando Piraccini-Daniele Serafini (a cura di), Note futuriste. L'archivio di Francesco Balilla Pratella e il Cenacolo artistico lughese, Bologna, IBC collana immagini e documenti, 2010;
Archivio fotografico famiglia Valli/Mayr.
http://www.archimagazine.com/rromagna.htm