Massa L., Casa del Popolo

Massa L., Casa del Popolo

 poi Cinema Dalle Vacche e infine Piccadilly

(1912 – 2002) - Viale Giulio Zaganelli 19

Il nome con cui è morta la Casa del Popolo è stato quello di Cinema Piccadilly. Ma prima ancora, nei primi anni del dopoguerra, si era chiamata Cinema Dalle Vacche, intitolato ai fratelli Ettore e Leo, assassinati dai fascisti nel ’44. Fu ideata alla fine del 1910 da una rete di organizzazioni operaie a prevalente matrice socialista che, a leggerla adesso, fa una certa impressione: braccianti (erano 500), muratori (100), risaiole (50), birocciai (40), facchini (20), zuccherieri (300), macchinisti ed affini (50), calzolai (15), fornaciai (22). Per passare dall’idea al cantiere – alla fine costò 200.000 lire, all’epoca una cifra davvero rilevante – fu preparato un piano finanziario: “Per cominciare – spiegava La Lotta, settimanale socialista del collegio imolese – occorreva un... banchiere. Fu trovato nella persona del carissimo compagno Zuffi, il quale mise tosto a disposizione del Comitato promotore 20.000 lire circa. Ogni organizzazione sottoscrisse quindi un’azione di L.50, eccezione fatta per le donne le quali offrirono, come primo contributo collettivo, L.500, obbligandosi altresì a pagare un’azione individuale di L.25. Né la raccolta dei mezzi necessari si arrestò qui. Amici del nostro movimento, operai di ristrette categorie non organizzate, artigiani, professionisti, tutti sottoscrissero almeno una azione di 50 lire”. Con questo capitale si incominciò a costruire, su disegno dell'ing. Clemente Pedretti, una Casa del Popolo che i socialisti e le loro cooperative definirono «senza dubbio la più bella e la più grande di quante altre – e non sono poche – sorsero in Romagna e nel bolognese, ed è anche tra le più vaste d'Italia”.

L'inaugurazione avvenne domenica 24 novembre 1912 e il settimanale La Lotta le dedicò l'intera prima pagina, decantando la nuova costruzione. Titolo: “La inaugurazione della più grande Casa proletaria a Massa Lombarda”. Veniva descritta così: “La sua costruzione è modernissima e, per le linee eleganti ed armoniche della facciata, più che per la sua mole veramente maestosa, si impone allo sguardo del passante. L'ampia e comoda gradinata di accesso conduce al grande salone-teatro di m.16 per 22 e doppio ordine di galleria. Ai lati dell'ingresso, si aprono due scaloni che conducono a tre altre sale molto vaste. L’avancorpo del fabbricato è costituito da tre piani, ciascuno dei quali comprende 5 grandi ambienti. L’edificio – il quale comprende anche dei vastissimi sotterranei occupati dalle cantine e dai magazzini della cooperativa agricola braccianti che ivi ricovera le sue trebbiatrici – non è ancora completo. Mancano ancora, lateralmente al salone-teatro, diciotto ambienti per gli uffici delle rispettive organizzazioni. Manca altresì il palcoscenico che dovrà sorgere a nord del salone, e che occuperà un’area di 260 mq. Tutti i locali sono illuminati a luce elettrica con impianto speciale della Casa del Popolo. Il costo della parte di fabbricato già eseguito ammonta a L.150.000. La costruzione completa porterà ad una spesa di L.200.000!”.

L’inaugurazione fu fantastica. C’era la banda cittadina e le fanfare di Alfonsine e di Ponte Santo di Imola. Gli oratori furono Bentini, Brunelli e Bacci. Alla manifestazione parteciparono tutte le organizzazioni economiche socialiste ed anarchiche della zona “con rappresentanza e bandiera”. Parteciparono numerosissimi i “ciclisti rossi”. La Casa del Popolo, situata sull’ampio viale che sarà poi intitolato al maestro socialista Giulio Zaganelli, ospitò alla nascita, nei primi anni ’20, anche la Cooperativa Frutticoltori Massa Lombarda (Cfm) che poi, nel 1926, si spostò in un nuovo e apposito stabilimento sulla circonvallazione, a fianco della “Fabbrichina” della Massalombarda SpA.

La sua conversione cinematografica e teatrale, avvenuta nel dopoguerra, si è spenta alla fine degli anni ’80, preda della feroce crisi dei cinema. Il canto del cigno del Cinema Piccadilly porta la data del maggio 1989, quando il Giornale di Massa e l’Agenzia Yogurt si inventarono la rassegna “Affetti speciali” per presentare due film del produttore massese Maurizio Totti alla presenza dei registi Giuseppe Bertolucci e Gabriele Salvatores e degli attori Diego Abatantuono e Silvio Orlando. Da quelle due serate del maggio del 1989 passarono una decina d’anni di chiusura “temporanea”, fino al doloroso epilogo. La proprietà aveva messo in vendita la struttura che era sottoposta dal Prg a vincolo culturale e quindi “condannata” ad essere utilizzata come cinema e come teatro. Era ancora aperta la fresca ferita dell’abbattimento del Teatro Eden e anche in consiglio comunale si sentiva ripetere spesso da tutti i versanti che “Massa Lombarda non si poteva permettere la perdita del suo ultimo cinematografo”. Invece furono scelte altre priorità: nel 2000 fu tolto alla struttura il vincolo culturale preparandone la distruzione per far posto, nel 2002, a qualche decina di appartamenti su un’area di 5.000 metri quadrati che comprendeva anche, nel retro a nord, lo schermo e lo spazio per il cinema estivo all’aperto. Della vecchia Casa del Popolo, carica di storia, restava in piedi solo la facciata.

Mario Montanari

 

Fonti
“La Lotta”, settimanale socialista imolese, 1912;
Luigi Quadri, Manoscritti, 1912;
“Giornale di massa”, novembre 1979;
Mario Montanari, Cent'anni fa l'inaugurazione della più grande casa proletaria, in “Giornale di massa”, novembre 2012.