Massa L., Cinque ciminiere

Massa L., Cinque ciminiere

 Fornace Eynard, Fabbrica dello Zucchero,

Esperia, “Fabbrichina” della Yoga e Bonvicini - (1900 – 2000)

Le ciminiere sono uno dei simboli architettonici della Rivoluzione Industriale e del nostro sviluppo economico di inizio Novecento. A Massa Lombarda ce n’erano cinque: quella della Fornace Eynard era più o meno contemporanea a quella della Fabbrica dello Zucchero dove il camino fumò per la prima volta il 13 agosto del 1901. Nel 1907 cominciò a lanciare segnali di fumo la ciminiera dello stabilimento Esperia, pochi anni dopo si attivò quella dell’enorme magazzino dei Fratelli Bonvicini, l’ultima ad essere innalzata negli anni Venti del ’900 fu quella della Massalombarda da cui sarebbero poi maturati i succhi di frutti della Yoga.

Le prime in Europa cominciarono a funzionare un secolo prima, alla fine del ’700. Venivano costruite in mattoni ed erano principalmente impiegate per due motivi: la dispersione dei fumi ad una certa altezza per minimizzare la concentrazione di inquinanti nei pressi dell’impianto e il raffreddamento dei fumi che, salendo, scambiavano parte del loro contenuto termico con le pareti della struttura. L’effetto camino, cioè il tiraggio supplementare legato alle differenti densità dei gas in emissione e l’aria circostante permetteva un alleggerimento e a volte un azzeramento del lavoro dei ventilatori.

Fino a quando le fabbriche dovettero produrre in proprio l’energia per muovere i macchinari le ciminiere furono indispensabili sia in terra che in mare (il Titanic ne aveva quattro). Era l’era del vapore, del carbone e del fumo delle ciminiere, un segno di potenza come lo furono nel medioevo le torri: il numero dei camini fumanti era direttamente proporzionale all’importanza della fabbrica e del suo proprietario, più ciminiere corrispondevano a più produzione e a più “progresso”. L’arrivo dell’energia elettrica ne sgonfiò pian piano la funzione e via via furono abbattute.

Quella della Fornace Eynard, che sorgeva a metà strada tra Massa e Fruges, sul percorso dello scolo Sgorba, dev’essere stata la prima a soccombere, seguita dai camini degli stabilimenti dello Zuccherificio e della confinante “Fabbrichina” della Yoga, nonché dei Bonvicini.

L’ultima a restare eroicamente in piedi fino ai primi mesi del Duemila è stata quella della Fabbrica di prodotti alimentari (prevalentemente conserve di pomodoro) dell’Esperia.

In un primo tempo si pensò ad una sua protezione, proprio perché ultimo simulacro dell’economia del ’900. Poi in poche settimane, cogliendo al balzo la segnalazione di un cittadino che aveva notato sulla sommità alcune pietre un po’ sconnesse, fu prima mozzata a metà e poi nei giorni attorno al Ferragosto dell’anno 2000 definitivamente abbattuta. Per salvarla si era anche costituito un comitato a cui però fu negata la possibilità di fare una controperizia rispetto a quella della proprietà che prevedeva, per metterla in sicurezza, 500 milioni di lire. La decisione era già stata presa. Anche quella ciminiera, l’ultima, doveva sparire dal cielo e dalla memoria.

Mario Montanari

 

Fonti
Adolfo Tabanelli, La storia finita dei mattoni, “Giornale di massa” 2/2010;
Mario Montanari, Sprazzi di Novecento, “Giornale di massa”, gennaio 2011.