S.Agata, Macello I.R.C.A.

S.Agata, Macello I.R.C.A.

 (1954 – 1994) - Via Ospitaletto 1

Uno accanto all’altro, nati a pochi anni distanza: l’I.R.C.A., Industria Romagnola Carni e Affini, e il Salumificio Montanari, quest’ultimo aperto sul finire degli anni ’50 del Novecento.

Sull’I.R.C.A., fu Enzo Marzetti, classe 1913, uno dei soci fondatori, a fornire molte informazioni in occasione del cinquantesimo di attività festeggiato nel 2004. Marzetti, il cui soprannome è “Pitròchi”, da caffè Petrocchi (Padova), luogo dove si recavano per le contrattazioni, raccontò che «La Società era nata in piazza a Sant’Agata. Fu mio zio Tommaso (“Maset”) che mi disse: “Se ci stai tu, ci sto anch’io e creiamo l'industria in paese”». Detto fatto: il 14 marzo 1954 venne depositato l’atto costitutivo presso il notaio Micela di Lugo e il 2 agosto – data da noi presa in considerazione per il 50° – tale atto fu registrato presso la Camera di Commercio di Ravenna.

Quattro erano le quote sociali della neonata s.r.l., ripartite fra i cinque soci fondatori: Tommaso Marzetti, Gastone Geminiani, Giovanni e Pio Marzetti, Enzo Marzetti.

Tommaso e Giovanni si occupavano dell'acquisto del bestiame adulto; Gastone Geminiani (“Gaston”) e Pio della vendita ed Enzo dell’acquisto dei vitelli e della carne macellata che, specialmente d'estate, veniva importata dall’estero.

Ben difficilmente un’azienda nasce da un giorno all’altro, c’è bisogno di un retroterra culturale, di un retaggio di tecniche e conoscenze che, nel caso dell'I.R.C.A., c’erano, perché l’arte della macelleria, in casa Marzetti, aveva avuto inizio da almeno altre due generazioni: «Fu mio nonno Natale a cominciare. Lui era originario di Budrio di Bologna e si trasferì a S. Agata in occasione del matrimonio con mia nonna, che era una Ravaglia. Natale (omonimo del nipote, dr. Natalino Marzetti, quest'ultimo veterinario, figlio di Tommaso e padre di un altro Tommaso, campione italiano di volo acrobatico, n.d.r.) faceva il commerciante di bestiame. Dopo di lui, ci fu mio padre, Francesco, che purtroppo morì che io avevo appena nove anni. Lui vendeva sia all'ingrosso in quella che adesso è la Caserma dei Carabinieri a S. Agata (in Via Vittorio Emanuele II, n. 20 angolo Via Marconi, n.d.r.) proprio di fronte a casa mia, sia al minuto, nel negozio che aveva a San Lorenzo. A quel tempo, sa, si andava ai mercati e le bestie si compravano a occhio, “a bòta”, come si diceva allora. Oggi, invece, si compra a peso, direttamente dall’allevatore. Si acquistava ai mercati di Bologna, Modena, Forlì, Ferrara e anche ovviamente in quello di Lugo che era ancora fiorente. Macellavamo circa un centinaio di bestie a settimana, fra vitelli e bestiame adulto; poi venivano i macellai a comprare la carne».

Per quarant’anni anni, dal ’54 al ’94, il macello a Sant’Agata è rimasto lì, dietro al “campetto del prete”, protetto da un alto muro di cinta che ne nascondeva la sagoma. Essendo la zona dove sorgeva il macello nel frattempo divenuta residenziale, l’I.R.C.A. ha dovuto traslocare e trovarsi un posto altrove, nella sede di Carrara Arginello 1/4 a Lugo, la traversa che congiunge Via Quarantola a Via Tomba. A Sant’Agata, in Via Marconi, nei pressi del sito dell’I.R.C.A., è rimasta un’edicola con l’immagine della Madonna; essa c’era già quando i soci fondatori acquistarono il terreno per edificare il macello di bovini.

Giovanni Baldini

 

Fonti
Giovanni Baldini, Dai contratti “a bota” alla fiorentina senz’osso, “Giornale di massa, agosto 2004, pag. 14.