S.Agata, Politeama Brunetti

S.Agata, Politeama Brunetti

 (inizi del ’900? – 1945) - Via Cavour (oggi 5), angolo Via Giovanni Fioresi

Per le generazioni del secondo dopoguerra, è difficile immaginare che, al posto di quello che oggi è un elegante edificio al civico 5 di via Cavour a Sant’Agata sul Santerno, sorgesse il Politeama Brunetti o E’ camaron d’Chilo, il primo cinematografo di paese, di proprietà di Achille Brunetti.

Nel lontano 1992, trovai un testimone d’eccezione, Amedeo Baldini (1912-2005), il quale fu “tecnico di proiezione” fra la seconda metà degli anni ’20 e la metà degli anni ’30 del secolo scorso. Amedeo ricordava di avere iniziato all’età di quindici anni, quindi più o meno nel 1927, l’anno dell’avvento del sonoro che, ovviamente, non arrivò subito nei cinematografi di provincia, i quali continuarono per alcuni anni col “muto”.

Il Brunetti era un cinematografo da 300 posti a sedere, di cui 250 in platea e il resto in galleria (riservata ai cittadini di più elevato rango sociale). «E infatti – raccontava l’operatore – uno dei motivi di attrazione era proprio quello di osservare chi si accomodava in galleria, tener d’occhio com’era vestito e da chi fosse accompagnato e poi, intorno a queste osservazioni, far fiorire l’immancabile pettegolezzo».

Le proiezioni erano in calendario nelle serate di sabato, domenica e nei festivi. Il biglietto costava una “bicicletta”, cioè 20 centesimi (quattro soldi), che avevano come effigie appunto una bicicletta. Anche allora, prima di entrare in sala, si facevano provviste: si passava in Via Azzaroli 3 per comprare le “mistuchen dla Mora”.

Ai tempi del cinema muto, ogni proiezione era accompagnata da una orchestrina di sei sette elementi, fra cui il titolare Achille Brunetti al pianoforte, il fratello “Piombo” al clarinetto, Nino Facchini e Celso Gaeta (originario di San Bernardino) ai violini, Luigi Tampieri al contrabbasso, Armando Tarozzi al saxofono. Nell’intervallo fra un tempo e l’altro di un film o di una recita, gli orchestrali allietavano l’attesa con l’esecuzione di brani musicali. Quando il film ricominciava accompagnavano musicalmente alcune scene attenendosi agli spartiti che venivano distribuiti assieme alle pellicole.

E’ camaron d’Chilo non fu solo sala cinematografica, ma anche teatro (commedie dialettali), spettacolo di varietà con i “divi” locali: Dina Facchini, Carlo Dalle Vacche, Welma Lanzoni, Lorenzo Ricci, Leonilde Martoni, tanto per fare alcuni nomi.

D’estate il cinematografo chiudeva i battenti, allora il pubblico si trasferiva nell’arena estiva di Giannetto Colonelli, “e pritèn”, cognato di Brunetti, con ingresso in via Roma; dopo Baldini, l’operatore fu Aristide Ricci Petitoni.

Amedeo, uomo di straordinaria memoria, ricordava alcuni titoli di film proiettati al Brunetti: “I topi grigi” (1917), “Il romanzo del giovane povero” (1920) con Pina Menichelli, che con Lyda Borrelli e Francesca Bertini furono le dive del muto, “Il figlio dello sceicco” (1926), ultimo film di Rodolfo Valentino (1895-1926), “I tre uomini in frac” con il tenore Tito Schipa, i fratelli Eduardo e Peppino De Filippo, Assia Noris e Milly.

«Quando c’erano pellicole “scabrose” come “Mata Hari” con Greta Garbo – diceva Amedeo – non attaccavo la locandina nella bacheca sotto la torre perché don Ceroni non lo venisse a sapere. Ma era tutto inutile, perché le donne anziane andavano subito a riferirglielo».

Il Politeama Brunetti finì i suoi giorni sotto un bombardamento alleato. Dal dopoguerra (1947-1977) fu la volta del cinema parrocchiale “Silvio Pellico”.

Giovanni Baldini

 

 

Fonti
Giovanni Baldini, Una raffica di pellicole spente dalle bombe, “Giornale di massa”, luglio 1992, pagg. 10-11;
Antonio Taglioni, Il sole sorge ancora sulla casa nella scogliera, su Casablanca… Il calendario del cinema Silvio Pellico dal 1947 al 1949, “Giornale di massa”, luglio 1992, pag. 11;
Candido Parrucci-Armanda Capucci-Decio Testi, Un paese ferito… dalla Nuova Zelanda a Sant’Agata sul Santerno, Ravenna, Stear, 2021, pagg. 77-78.